Fiordo

Sono li, che guardo dall’alto in basso il mio doppio. Altro da me, ma lo stesso. Diverso e uguale. Basta un un passo e sparisce, perche sparisco io.

E’ una vaga inquietdine quella che provo percorrendo via mare il Sognefjord. Uno dei più lunghi della Norvegia. 220 Km da Bergen a Flam. Tra mare e paesaggi alpini. Cascate che si tuffano direttamente nel mare, senza l’intermediazione di un fiume. Mucche che pascolano su un erba verdissima, a pochi metri dalla spiaggia. Tetti spioventi che nemmeno in val d’Aosta. E acqua, acqua dappertutto.

E’ un inquetudine che viene dallo straniamento del non saper comporre mentalmente questo ordine cosi diverso dal mio. Non è montagna, i ghiacciai sono li a pochi metri dalla costa, ma non è mare, non quello al quale sono legato.

Il riflesso lungo la costa è ipnotico. Continuo a seguire con lo sguardo cio che la vista non è in grado di decrifare. Il confine tra opposti è invisibile, un mondo capovolto osserva ciò che avviene con muto distacco. Il verde dell’erba è nell’azzurro del mare, senza soluzione di continuità. Per vedere le cime degli alberi posso indifferentemente guardare in alto o in basso, senza perdere alcun dettaglio.

Sembra di osservare il fuoco alla sera, quando perso nei pensieri lo alimento di pezzetti di legno e pezzi di vita. I sogni si rincorrono e scoppiettano allegri tra le braci, piccole scintille che bruciano veloci lasciando la vivida impressione di realtà. Cosi il riflesso del fiordo mi strega, mi attrae malinconico e profondo, muta frontiera tra me e l’altro me. Tra il detto e il vissuto. L’ambiguità di un confine che non c’è, eppure so essere reale, confonde i sensi abituati alle barriere fisiche, prima di quelle che mi creo, ignaro. L’altro me mi guarda, muta sentinella di un mondo non mio. Un mondo capovolto, senza anima perchè l’anima è mia. E’ qui – e solo qui – che posso chiedermi se non l’ho già venduta al quel Diavolo del Tempo. A questa latitudine lo scorrere dei grani di sabbia subisce un rallentamento. Qui i secondi passano e la sensazione è che abbiano un peso differente. Come se ognuno di loro, soldatino del futuro, lasciasse una incancellabile impronta sulla mia neve o sulla mia sabbia.

Il tutto in una luce innaturale, lunga quasi un giorno, tardiva rivincita del sole sul lungo buio invernale.

Riflesso. Capovolto. Doppio. Profondo. Altro. Contrario.

Ci torno.

20170603_114216bis

Un silenzioso ringraziamento ad Alessandra, vita mia. E’ solo grazie ai suoi sogni che realizzo i miei.

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