Piove

 

La strada bagnata riflette la luce dei lampioni arcobalenando le chiazze oleose sull’asfalto. Le macchine passano schizzando i marciapiedi deserti mentre i lampeggianti del camion della spazzatura spargono un po’ di giallo nella notte.
Quando piove, si fanno meno affari, la gente se ne sta chiusa in casa, al cinema o in qualche pizzeria, di certo non se ne va in giro. Quando piove di notte, si vede più polizia in giro, forse solo perché ci sono meno macchine a spasso per la città.
Andrea ama prendere la macchina quando piove e girare per le strade deserte, la radio sintonizzata sulla replica di qualche talk show mattutino di una delle emittenti private che parlano solo di calcio. Gli piace l’odore di cane bagnato che viene dalla strada. Da quando ha smesso di lavorare di mattina gli orari hanno perso di importanza. Non che ne avessero mai avuta prima, visto che timbrava il cartellino in ritardo costante. Non è mai stato puntuale Andrea. In ritardo a scuola, l’ennesimo incidente sulla Salaria davanti a villa Ada come scusa mal sopportata, in ritardo all’università mai finita, in ritardo agli appuntamenti con le ragazze e gli amici. L’hanno sempre chiamato Presciolo’, con il finale tronco, perché quando gli rimproverano di essere in ritardo rispondeva immancabilmente che non è vero, e che a lui piace fare le cose con calma, perché la gatta presciolosa fa i gattini ciechi. Da quando ha smesso di lavorare di mattina ha smesso di lavorare del tutto, visto che Andrea di pomeriggio non ha mai lavorato. Faceva il commesso in un supermercato, secondo livello, un part-time da quattro ore al giorno e quattrocentocinquanta euro al mese. Ma ora sta a casa, ristrutturazione, dicono. Ma Andrea sa che i motivi sono altri. E sa che avrebbe fatto la stessa scelta se fosse stato al posto del direttore.

Gianna di notte lavora qualche volta e di giorno sempre. Di notte per strada, all’angolo tra Appia e Arco di Travertino, stivali bianchi e impermeabile quando piove, seminascosta dalla pensilina del seicentosessantuno, stivali bianchi e coscia in vista quando fa più caldo. Di notte lavora una settimana al mese, fa la concorrenza alle ragazze moldave e rumene. Di notte si mette una maschera sull’anima ed una parrucca bionda a nascondere i capelli neri e si vende a cinquanta euro una cosa veloce tesoro. Di notte arriva alla fine del mese. Di giorno fa il part-time in nero in un discount di Primavalle, carica gli scaffali di pasta e pomodoro in scatola, e rimane attaccata alla vita per non sentire le punte dei piedi bagnate dall’acqua che prende di notte.

Di notte Andrea fa sempre lo stesso giro. Da Cinecittà al centro commerciale, a destra per la Palmiro Togliatti, due semafori e a sinistra verso Don Bosco. Di nuovo la Tuscolana, una spada fino all’Arco di Travertino e avanti così fino a via Taranto. Arrivato a San Giovanni torna indietro per l’Appia, i negozi accesi dietro le vetrine lucchettate. Via verso l’Alberone e Quarto Miglio, poi il deserto fino a Capannelle. Sinistra per la via che costeggia l’ippodromo e di nuovo a Cinecittà. Se ha abbastanza benzina ripete il giro, vuole vedere bene le nigeriane e le moldave, fino alle albanesi e le rumene. Su via Tuscolana sono nere come sulla Palmiro Togliatti, sono bionde all’Alberone e a Capannelle. Guardare e non toccare che Andrea non ha ancora coraggio né troppi soldi da spendere. Le conta, non sono tantissime, non è via Salaria, e sembrano allegre. Ma Andrea sa che non è vero.

Gianna non ha paura di lavorare la notte. Si ferma tre ore, se piove in tre ore fa quattro clienti. O i clienti si fanno lei? Se non piove ne fa di più ma se ne va prima, non vuole litigare con le altre ragazze, sa che prima o poi arriva il fidanzato di una di loro per chiederle con minacciosa cortesia di cambiare zona. È già successo, succederebbe ancora. Gianna di notte non ha paura, chi si ferma ha più paura di lei. Paura di non farcela, dei lampeggianti blu della polizia e della moglie, troppe paure per intimorire Gianna. Ha imparato a riconoscere chi si ferma per farla salire da chi chiede solo quanto e dove. È questione di pochi centimetri di strada, ma ha imparato. Chi la fa salire in macchina si avvicina di più al marciapiedi, mentre chi chiede e basta rimane cinque centimetri più in là come se si fosse fermato per caso, no cara ero al telefono e nemmeno ho visto chi c’era.

Andrea non ne avrebbe alcun motivo, ma è felice. Ha tempo di giorno per sentire la radio, ha tempo di non avere fretta. Il tempo passa lo stesso che tu abbia fretta o no. E allora perché averne? Andrea non prova nemmeno a capire tutti quelli che intorno a lui sembrano avere mille impegni, mille problemi da risolvere. Non ha molti impegni né molti problemi. Non gli serve molto. Da dormire ce l’ha, nella vecchia casa di famiglia. Figlio unico di primipara attempata è rimasto solo dopo che mamma se n’è andata, troppo vecchia per continuare a lavare la sua biancheria e stirare le sue camicie. Che poi Andrea non mette mai le camicie. È rimasto solo dopo che il padre ha lasciato quarant’anni di ATAC e due di pensione, portato via dalle troppe sigarette. È rimasto solo dopo che guardandosi attorno ha deciso che non aveva molto interesse per gli altri. Andrea non è rimasto solo. Andrea è sempre stato solo. Ma Andrea è felice perché per lui la felicità è non avere delusioni, è non avere aspettative deluse. E Andrea non si aspetta nulla.

Gianna si veste bene, ci tiene a quello che ha addosso. I suoi non sono gusti costosi e indossa sempre un particolare estroso e personale che la fa sentire bene e che lei sa bene
essere solo suo. Sa vestirsi con poco, non le servono i negozi in centro. Quel nodo fatto alla maglia che le lascia scoperto un pezzo di pancia d’estate, quella spilla comprata alla bancarella dell’università. Il cerchietto nei capelli sempre diverso, ne ha decine, per contenere i capelli neri, morbidi di balsamo e profumati. Gianna ci tiene a vestirsi bene, quando guarda qualcuno per strada con il colletto sporco o la gonna con l’orlo scucito pensa sempre che lei non si ridurrà mai così, che non sarà mai una vagabonda né una barbona. Gianna non si aspetta molto dalla vita, non molto ma qualcosa sì. Non sogna calciatori o ricchi impenditori. Qualcuno di normale, qualcuno che sappia proteggerla, ma non come i fidanzati delle sue concorrneti notturne. Tiene tutto in ordine, che deve essere a posto perché non si sa mai, magari incontra l’uomo giusto. Tiene i conti della sua vita puliti come la cucina del suo nuovo appartamento di piazza Irnerio. Cinquanta metri quadrati in affitto da due mesi. È il terzo appartamento che cambia quest’anno. Ma in questo ci sta bene, il condominio è tranquillo e le piace il quartiere. Qualche sogno ce l’ha. Per questo Gianna ci tiene a quello che indossa, per semplice che sia. Di giorno un camice azzurro ad evitare macchie, la notte una gonna da togliere velocemente.

Una sola volta al mese Andrea si sente solo. Succede che si sveglia la mattina, tardi per tutti ma non per lui che non ha più orari da rispettare. Si accorge subito che è arrivato il momento. Da quando sente che deve risolvere il suo problema a quando si addormenta soddisfatto con addosso l’odore di femmina non deve passare molto. Diventa subito ossessione, non conosce tregua finché non placa l’istinto animale. Ogni donna che passa potrebbe andare bene, non ha preferenze, non ne ha mai avute. Ne segue qualcuna per strada tanto per fare, non ha mai saputo attaccare discorso, è troppo chiuso e troppo disabituato agli altri. Ne spia le gambe e le spalle, ne sente le voci rispondere al telefono, ne indovina i movimenti con i quali si aggiustano la piega dei capelli. Sono inarrivabili. Ma deve farlo o presto l’ossessione diventerebbe opprimente, ne schiaccerebbe la tranquillità, in fondo è normale avere desideri come i suoi, non è più un bambino. È sera, piove, è ora di prendere la macchina.

Stanotte è più notte del solito, piove più del solito e ci sono meno clienti del solito. Ancora un’ora e se ne andrà a casa chiedendo un passaggio all’ultimo cliente o prendendo al volo un raro taxi notturno. Un’ora se qualcuno si ferma perché stanotte non c’è davvero un’anima in giro. Gianna non sopporta l’umidità. Si chiude l’impermeabile sul davanti, lo tiene stretto sul petto e alza il bavero sulla bocca quasi dovesse impedire al suo respiro di mescolarsi alle gocce di acqua. Gocce di respiro e gocce d’acqua che diventano un tutt’uno, una contaminazione che la disturba. Qualche macchina rallenta mentre passa davanti a lei, la maggior parte si perde nella notte. Qualche curioso si ferma la guarda, le chiede, sorride. Ma stanotte sembra non volersi fermare nessuno a dividere l’umidità con lei. Sembra.

Alla svolta sulla Togliatti la nera non è male. Andrea ha voluto ripassarle davanti una seconda volta per guardarla meglio e la punto grigia si è fermata prima di lui. Andrea rallenta fino quasi a fermarsi, sperando che all’uomo della punto grigia manchi il coraggio, la voglia o i soldi. E invece la nera, qualche secondo appoggiata al finestrino per contrattare l’amore, sale sicura. Una delusione sincera s’impossessa di Andrea. La nera gli piace, aspettare o andare? Preferisce non stare fermo ad aspettare, la sua ossessione monta e Andrea ha bisogno di una donna, non importa se nera o bianca. Andrea ne ha bisogno. Ora. Le strade sembrano deserte, troppa pioggia sul piazzale di S.Giovanni. Nemmeno ai benzinai dopo l’Alberone ci sono ragazze. Non lavorano stanotte? O sono tutte già sulla giostra?

È tardi, stanotte Gianna ha perso solo tempo. Attraversa la strada e apre l’ombrello che sotto la pensilina del seicentosessantuno non le serviva e si avvicina al ciglio del marciapiedi. Ora è solo una donna che torna a casa, se trova un taxi o un passaggio in mezzora è a piazza Irnerio. Altri cinque minuti se deve ringraziare il tassista o il gentile automobilista con una cosa veloce, senza nemmeno togliere la gonna. Fa cenni alle macchine che passano, mentre cammina sulla via Appia direzione centro, all’altezza dell’Arco di Travertino. Spesso si chiede se non farebbe meglio a comprare una macchina, magari usata. Avrebbe meno problemi a tornare a casa, di notte. Ma se qualcuno si ferma tra poco sarà a letto. Se qualcuno si ferma.

Il ritmo del tergicristalli e delle chiacchiere inutili alla radio non lo distraggono. Si guarda intorno ma sembra davvero che stanotte tutti siano a letto, puttane comprese. Di solito non le pensa come puttane, non gli piace il termine, implica un giudizio di merito che non è il suo. Non le pensa, semplicemente le guarda nei suoi giri notturni, e quando ha voglia, più o meno una volta al mese, ne contratta una. Ma stanotte le pensa come puttane, stanotte si nascondono. Non tutte. Arrivato all’Arco di Travertino rallenta. Non tutte.

Quando lo vede invertire la marcia per avvicinarsi non ha molte speranze. Se andava nell’altra direzione non la accompagnerà a casa. Gianna a quest’ora non vuole un cliente ma un autista. Le si accosta, tira giù il finestrino destro e la guarda. Le fa un cenno, biascica qualcosa che Gianna non capisce. Lo guarda, è un tipo semplice, certo non uno di quelli che vanno in giro in SUV. Non è sposato o non porta la fede. Ha una felpa grigia, non sa se sono macchie quelle sotto la scritta di quell’improbabile università americana. Non le piace molto, ma non le deve piacere. La deve accompagnare. Gli dice che non sta lavorando, sta andando a casa. Di solito si offrono di accompagnarla sperando in un premio. Di solito.

Andrea inverte la marcia rapido. Stavolta non vuole farsi fregare dalla prima punto grigia che passa. È la bionda che sta sempre alla pensilina del seicentosessantuno. Le piace, sembra improvvisamente tutto più bello, quasi perfetto. Spegne la radio, si guarda intorno ad assicurarsi che non ci siano lampeggianti blu in vista. Si avvicina al marciapiedi, abbassa il finestrino e le chiede dove va. O vorrebbe chiederglielo, l’unico suono che esce dalla bocca è incomprensibile. Lei lo guarda, gli parla ma Andrea non capisce. Sa solo che tra qualche minuto finalmente si scioglierà quel nodo che lo soffoca, che non lo fa ragionare. Si accorge di non essere stato attento alle parole della ragazza solo quando lei sale a bordo. Capisce solo che lei vuole un passaggio a casa. Ma lui vuole altro stanotte. E lo vuole subito.

Mentre sale Gianna sorride. Ha trovato un passaggio prima del solito. Dentro l’abitacolo fa un po’ più caldo che in strada, non troppo per la verità. Il tizio le ha detto che si chiama Andrea, chissà se è vero ma in fondo cosa importa. Di notte la metà dei nomi è falsa. Sembra nervoso, non parla molto, non deve essere abituato. Gianna contratta una cosa veloce in cambio del passaggio a casa e inizia a pensare dove portarlo. Mentre pensa si rilassa, gode già del piacere del bagno caldo che si farà appena arrivata a casa. Il calore dell’acqua le scioglierà come sempre la fatica della giornata e il sudicio che si sente dentro. Mentre pensa chiude gli occhi. Ma solo un attimo.

Andrea non è abituato alla presenza femminile. È nervoso, sa che tra poco potrà calmare il demone, deve solo trovare il posto adatto, non vuole correre rischi. La bionda gli ha chiesto un passaggio a casa. Ha dovuto riflettere non poco, così va un po’ troppo fuori dai suoi giri abituali e non si sente completamente a proprio agio. Non sa cosa è meglio ma non riesce a fermarsi, e dirige la macchina verso S.Giovanni. Controlla la benzina, ne ha abbastanza anche per tornare, meglio così, preferisce non doversi fermare ad un benzinaio notturno, qualcuno potrebbe vederlo e ricordarsi di lui. La bionda sembra che dorma, la guarda bene da vicino e la trova carina. Ma per ciò che deve fare non è importante.

La macchina va, pochi minuti ancora e sarà a casa. S. Giovanni, l’Amba Aradam, le terme di Caracalla con i suoi ruderi romani, via verso la stazione Ostiense con i camioncini di panini e bibite sempre aperti. A casa, dopo il bagno, mangerà qualcosa di leggero, un po’ di vino, giusto un bicchiere, scorrendo le pagine di televideo. Ponte di ferro, stazione Trastevere e la circonvallazione Gianicolense fino a villa Pamphili. Quante domeniche è venuta a passeggio dentro la villa a guardare la primavera che esplode, quante domeniche in riva al laghetto con le nutrie, quante domeniche a vedersi passare la vita accanto. Piazza Pio XI, via Gregorio VII fino alla circonvallazione Aurelia. Quasi sotto casa. La macchina passa davanti al portone di Gianna e non si ferma. Gianna non dà mai il suo indirizzo.

Andrea non ce la fa più. Questi venti minuti di strada sono stati i più sofferti della sua vita. Avrebbe potuto trovare un vicolo qualunque e fermarsi e finalmente smettere di avere mal di testa. Avrebbe potuto fermarsi nel parcheggio deserto di villa Pamphili. Gli sono passati vicino decine di posti adatti ma Andrea ha avuto paura di far agitare la bionda. Per ciò che deve fare se la bionda si innervosisce è peggio. È grato alla bionda del suo silenzio, solo qualche rara indicazione stradale che lui le sollecita. Andrea non è pratico di strade, non guida al di fuori del suo percorso abituale. Ora poi, con il mal di testa che si ritrova, non sarebbe assolutamente in grado di fare conversazione. Ma sono arrivati, attraversano Piazza Irnerio verso l’Aurelia e la bionda lo guida dietro al benzinaio, una strada buia, chiusa e deserta. Perfetta.

Ora ci vogliono gesti composti e una calma assoluta, soprattutto interiore. Gianna fa fermare il suo autista di una volta sola nel vicolo dietro al benzinaio. Non è mai venuta qua dietro, deve segnarsi il posto nei suoi appunti, mai due volte nello stesso posto vicino casa. Gli fa spostare il sedile all’indietro e gli chiede di reclinarlo. Preferisce averlo sdraiato, lei ha più spazio e lui è più comodo e rilassato. Si fa prima. Ora la priorità è essere rapidi. Mentre lui si apre i pantaloni lei si gira, sposta la piccola borsa dalla leva del cambio alla tasca laterale dello sportello. Mentre prende il preservativo dalla borsa sente il tizio che le chiede se abita nel condominio rosso sulla piazza. È sorpresa. Certo, Gianna si era girata a guardare la finestra della cucina mentre ci passavano sotto e lui deve aver capito. Gianna si volta e lo guarda e sorride. Con una luce diversa negli occhi.

Nel buio del vicolo dietro al benzinaio Andrea si abbassa i pantaloni alle caviglie. Trova un po’ ridicolo il contatto della pelle delle natiche sulla stoffa del sedile. Reclina il sedile e si sdraia. Quest’ultima attesa lo stordisce. Vede la bionda armeggiare con la borsa, sta prendendo certo il preservativo. Non riesce a tacere ora, mentre guidava era assorto e concentrato ma ora gli sembra necessario trovare un contatto personale. Le chiede se abita nel condomino rosso sulla piazza. Mentre passavano con la macchina la bionda si è girata, deve essere casa sua. Andrea è contento di averlo notato, di solito non nota nulla e non è capace di portare la conversazione sul piano privato. Ma stavolta Andrea è stato bravo e il premio è quello sguardo sorpreso della bionda.  È lo stesso sguardo sorpreso che ha lui mentre la lama gli apre il collo dall’orecchio all’incavo della spalla, delicatamente. Non sente dolore, solo il calore sulla pelle e la sensazione di bagnato sotto la felpa grigia. Andrea pensa che non ha visto la mano della bionda impugnare il rasoio. Andrea pensa che se ne andrà col mal di testa. Sorride dell’assurdità mentre si fa più buio nel buio del vicolo. L’ultima cosa che vede sono i capelli neri sotto quella che capisce solo ora essere una parrucca. Muore contento per averlo notato. E forse lo è.

Gianna pulisce rapida la lama sui pantaloni del tizio. Sta pensando agli appartamenti che aveva visto prima di affittare quello dove abita ora. Chissà se sono ancora liberi quelli in zona Balduina, condominio signorile, affittasi camera e cucina. Zona un po’ costosa ma forse può farcela. Al limite dovrà lavorare una notte in più. Peccato, questo appartamento le piaceva, dovrà lasciarlo come gli altri due prima di questo. Lo stesso errore. Deve smettere di farsi riaccompagnare a casa dai clienti. Forse Gianna dovrebbe comprare una macchina, magari usata. Forse.

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