Un giorno ancora

Sono le otto e mezzo e sono già cotto. Per far preparare Marco e Chiara mi c’è voluta una vita. Proprio oggi. Insomma. È quasi sempre così. È che devo ancora imparare.

Speriamo di non trovare il solito casino per strada, che non posso fare tardi. Non è stato un anno buono, ma posso ancora farcela. Se il Ministero mi firma l’ordine di acquisto, il trimestre non è da buttare, poi ho ancora l’ultimo quarto per chiudere decentemente.

Madonna com’è sporca la macchina, stasera devo assolutamente farla lavare. Sembra una rosticceria, devo stare più attento a quello che mangio, l’ultima volta che ho fatto le analisi facevano schifo e il dottore era allarmato. Ma quello si allarma sempre, è solo un po’ di colesterolo alto, mia madre ce l’ha alto da sempre e ha quasi ottant’anni… certo io dovrei andare a correre o in piscina, invece l’unico sport che posso permettermi è quello in televisione. Sulla Rai, che i canali a pagamento per ora è meglio lasciarli perdere.
A proposito che faccio stasera per cena? Cazzo la spesa… se alle cinque devo andare al meeting di direzione come faccio a fare la spesa? Posso prendere delle pizze. Anche se è la terza volta questa settimana e siamo a giovedì. E martedì ho preso un cinese takeaway. I bambini non si lamentano ma credo che abbiano nostalgia delle cene preparate dalla madre. E anche a me non dispiacerebbero.

Sembra non esserci troppo traffico, forse riesco ad arrivare al ministero prima del previsto. Se intercetto il tizio provo a vedere se la pratica è alla firma. Anche se non ci credo troppo, solo ieri dovevano finire di istruire il decreto. Se non intervengo ci vorranno almeno tre settimane. E oggi è l’ultimo giorno per processare gli ordini del trimestre, appena accendo il telefono mi chiama di sicuro Adriana. Che gli racconto?

Cazzo, lo avevo detto, eccola. Nemmeno il tempo di accendere il cellulare. La definizione di attimo. Il tempo che intercorre tra l’inserimento dell’ultima cifra del pin del telefono e il primo squillo. Soprattutto quando le notizie che hai da dare sono cattive.

Un’ora, ho guadagnato un’ora. Voleva la risposta subito, come cavolo mi è venuto in mente di dirgli all’ultimo meeting che l’ordine era sicuro? Forse perché è sicuro da tre mesi, dal trimestre precedente. È che ‘sti ministeriali sono lenti, sembra tutto pronto ma poi… Il fatto è che anche se portassi quest’ordine potrei respirare solo un paio di settimane, fino alla prossima riunione di forecast. Lì sarà evidente che per chiudere l’anno in maniera decorosa dovrei fare filotto di tutte le trattative che ho. E che per la maggior parte sono farlocche…

‘Sta sigaretta è durata poco, mi sa che tiro troppo forte. Per accenderne un’altra aspetto di essere al semaforo di Capannelle, altrimenti fumo troppo. Cazzo, c’è la fila. Mi sembrava troppo bello. Ora prendo per il raccordo, se mi dice bene ci metto lo stesso tempo.

Marco aveva un po’ di febbre stamattina, se avessi potuto lo avrei lasciato a casa, ma come facevo? È ancora troppo piccolo per stare da solo, anche se io all’età sua già portavo mio fratello a scuola. Salivamo sul seicentosessantuno alla fine dell’isolato, ci facevamo quattro fermate e poi scendevamo quasi davanti alla scuola. Certo, allora si poteva contare sulla muta solidarietà dei passeggeri. Oggi non si potrebbe…

Chiara si è invece alzata al volo, come sempre. Devo parlare con i professori, non vorrei che il fatto che sia brava le facesse pensare che non le sto vicino abbastanza. Da quando Anna se ne andata sto un po’ sotto stress ma ce la posso fare. Dormo poco, di notte respiro male, è come se non riuscissi a prendere tutta l’aria che mi serve. E poi ‘sto dolore al braccio, nemmeno facessi il camionista. Stasera ci metto un po’ di voltaren, dovei averne ancora.

Adriana mi sta addosso, quest’anno i risultati fanno schifo. Non che l’anno scorso sia stato il primo della classe, è un periodo difficile e mi hanno dato i clienti peggiori, oltre ad un obiettivo assurdo. Una volta ero considerato il talento commerciale per definizione. Ero aggressivo e di successo. Ho chiuso trattative memorabili, premiato ripetutamente come miglior venditore della compagnia. Ma era tanto tempo fa. Ora spero solo che non mi caccino, da quando mi hanno fatto dirigente non ho nemmeno più la giusta causa che mi salva. Spero che considereranno il periodo che sto passando e il fatto che è vent’anni che lavoro qua dentro, il mio passato… la compagnia ne ha fatti di soldi con me. Mica sono l’ultimo ragazzino di bottega.

Porca troia ma perché non si muovono con ‘ste macchine? Se non sapete guidare state a casa, mezz’ora che sto qui e ho fatto un metro. Guarda sta stronza col SUV, penserà mica di essere la padrona della strada?

Forse dovrei chiamare Anna, potrebbe andare lei a prendere i bambini a scuola nel pomeriggio, anche se oggi tocca a me. Io non ce la faccio si sicuro. Già l’altro giorno sono rimasti a scuola e la bidella era incazzatissima. Ora ci provo, al limite mi dice di no. Il telefono è staccato, magari vede la chiamata e mi richiama lei. Anche lei è incazzata con me, lo sono tutti in questo periodo, il mese scorso non sono riuscito a farle avere in tempo l’assegno e lei è andata subito dal giudice. Che cazzo, poteva avere un po’ di pazienza, abbiamo fatto due figli insieme!

Magari questo mese se non ce la faccio vendo qualche azione, certo con quanto valgono ora le devo vendere quasi tutte e rimetterci un sacco di soldi. Però ‘sta stronza se non le verso l’assegno mi fa casini, non vorrei che ci vadano di mezzo i bambini.

Ecco, mi sta richiamando, vediamo se mi dà una mano.
Per la discesa, una mano me la dà per buttarmi di sotto! ‘Sta stronza, poteva pure aiutarmi e invece no, dice che ha da fare! E cosa poi, andare in palestra o farsi fottere da qualcuno! Come cazzo faccio ad andare a prenderli a scuola?

Poi ci penso, una cosa alla volta.

Al corso per manager ti insegnano a parcellizzare i problemi, che tutti insieme sembrano troppo grossi per essere risolti e invece uno alla volta ce la puoi fare.
Ora mi tocca richiamare Adriana, che mentre parlavo con Anna mi ha cercato ma non potevo certo risponderle. Tanto lo so che vuole. Aggiornamenti, le avevo detto che entro poco sarei arrivato al ministero e che potevo darle notizie. E invece sono ancora qui, in mezzo al traffico del raccordo, avrò fatto sì e no un chilometro.
Non ci ha creduto. Mi sa proprio che non ci ha creduto che sto aspettando il tizio del ministero, dice che adesso lo chiama lei. Ma tanto non lo fa, solo per trovare il numero le serve un investigatore privato. Mi ha detto anche che mi deve parlare e non aveva una bella voce mentre me lo diceva. Magari non è per farmi il culo. Anche se non è che vedo molti argomenti di conversazione. Vediamo…

Un problema alla volta.

Una chiamata.
Che cazzo di numero è questo?
La scuola di Marco.
Ha vomitato.
Ha la febbre.
La maestra mi ha cazziato, Marco le ha detto che è da ieri che si sente male.
Che devo andare a prenderlo. Ora.

Come cazzo ci vado, è tutto bloccato. Cosa c’è oggi per strada? Isoradio non dice nulla, come al solito.

Una cosa alla volta.

Ora provo a tornare indietro.
Appena arrivo all’uscita del raccordo posso tornare indietro, non dovrei metterci molto.
Quindici minuti per questo ultimo tratto di raccordo anulare e poi l’inversione.
Quarantacinque minuti in tutto.
Ora richiamo la scuola per sapere come va e per dire che mi ci vuole ancora un’ora.
La bidella non ne sa nulla, si informa, devo richiamare.
Mentre parlo ho visto l’avviso di chiamata di Adriana.
Provo intanto a chiamare il tizio del ministero, non sono convinto per niente, il contratto so che non me lo daranno mai per oggi. E se non porto oggi il contratto firmato sono cazzi.
Suona libero, incredibile.
Forse c’è una speranza. Mi ha chiesto di dargli dieci minuti che si informa e mi richiama.
Mando un messaggio ad Adriana, così allenta la presa, è alla terza chiamata non risposta.

Come faccio ad uscire dalla coda?
Se questo qua davanti si sposta qualche centimetro ci passo.
Cosa cazzo ti costa farmi passare! Ho la freccia, non la vedi?
Siccome hanno un SUV pensano di avere sempre ragione.
Fottiti stronza, ma come guidi?
Sono proprio i soggetti come questa che mi fanno venire la voglia di scendere dalla macchina, aprire il bagagliaio, prendere il cric e piantarlo in mezzo al cofano. Poi salire in macchina come nulla fosse ed allontanarmi. Insomma… allontanarmi… stanno tutti fermi…

Mi ha richiamato il tizio del ministero, dice che se passo li velocemente forse una lettera di intenti la strappo. Ora come faccio? Se vado a scuola non vado al ministero.
Anna. La chiamo?
Ancora Adriana, cosa cazzo le dico ora? Che non sto andando al ministero perché mio figlio sta male? E quando ci crede?

Seconda chiamata di Anna, è incazzata nera perché l’hanno chiamata da scuola, è compito mio, dice che tocca a me. Ho strillato così tanto che nelle macchine ferme accanto alla mia mi guardavano tutti. Ha detto che andrà dal giudice, che non sono attendibile, che non sono in grado di sostenere un affidamento condiviso. Gli ho attaccato il telefono in faccia, insultandola. Spero non abbia registrato il tutto.

Devo far cambiare i filtri dell’aria condizionata, ho caldo. Ho messo il climatizzatore a diciotto gradi e dovrebbe ghiacciare anche il culo di un orso polare e invece ho caldo. Devo far cambiare i filtri perché non respiro benissimo, mi sembra come quando sono a letto di notte.
Il tizio del ministero chiama ancora, c’è una possibilità ma devo essere li subito o non se ne fa nulla.
Ancora la scuola, Stavolta è il dirigente scolastico, dice che Marco ha la febbre alta, loro non possono tenerlo, o vado subito a prenderlo o chiamano la guardia medica. E l’assistente sociale.
Adriana. Cosa cazzo vuoi ancora, troia!

La strada sembra liberarsi, era solo un piccolo tamponamento, cazzo potevate fare il CID all’autogrill invece di compilarlo in mezzo alla strada.

Esco dal raccordo, devo solo fare inversione. Dall’altra parte la strada sembra libera, potrei davvero farcela in mezz’ora.
Richiamo il tizio del ministero, vediamo se posso passare più tardi.
Niente da fare, ho perso il treno. Il dirigente che avrebbe potuto firmare la lettera è uscito, tornerà domani.

Adriana.
La scuola.
Anna.
Che cosa è questo ronzio?
Il braccio. Il petto.
Mi fanno male.
Gira tutto.
Magari domani andrà meglio.
Magari invece di guidare domani prendo l’autobus, il seicentosessantuno. E accompagno mio fratello a scuola.

Domani. Se mi passa il dolore al petto.


 

 

(NdA) Grazie ad Adriana. In questo racconto ho usato, per il capo del protagonista, il suo nome. Il giudizio del protagonista è sprezzante, il mio rimane sempre lo stesso di diversi anni fa: di gran lunga il miglior manager che io abbia mai avuto.

 

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