Giorno 4 – 13 Marzo

Ore 11.00

Notte tranquilla. Pochi sogni e credo anche per Alessandra sia stata una notte di sonno, visto che il raffreddore mi sta dando tregua, naso libero (#disingorgantinasalisantisubito) e consenguente assenza di rumore di motosega in camera da letto. A colazione, con Andrea, abbiamo parlato del film (The Circle) che hanno visto ieri sera. A lui non è piaciuto molto. Però, da cosa nasce cosa, siamo finiti a parlare di democrazia, di sistemi di voto, di rappresentatività. A colazione! Di cosa finiremo a parlare a cena?

Ho stampato il modulo per l’autocertificazione. Finalmente esco. Davvero. Vado a fare la spesa con una certa emozione. Lorenzo è davanti al computer, lezione di Italiano credo. Un misto di gruppo Whatsapp col professore, Powerpoint e registro elettronico. Con la partecipazione straordinaria dell’email. La intramontabile arte italica dell’arrangiarsi, continuare a far interessare i ragazzi usando una tecnologia a volte nemica. Bravi i professori. L’espressione concentrata del viso di Lorenzo davanti allo schermo, mentre ascolta le parole del prof, sembra quella di Alessandra in call al piano di sopra. Sono una stampa e una figura, direbbe Camilleri.

Dalla stanza di Sara non proviene ne luce ne rumore. Potrebbe dormire e non ne sarei sorpreso, nella sua vita il bisogno primario di sonno ha sempre prevalso su qualsiasi

figurini

esigenza. Anche da neonata dormiva tutta notte, per mangiare aspettava mattina. Però potrebbe anche essere presa con qualche figurino, se ho capito bene sta disegnando una collezione basata su alcuni sentimenti tipo coraggio, audacia, paura… Mi piace quello che disegna, osservando i suoi lavori inizio a capire che c’è altro oltre alla lunghezza dell’orlo.

Ale, nemmeno a dirlo, è in call. Nulla può fermare la telefonia, oggi più di ieri. C’è necessità di comunicare. A proposito di call. Ieri ero con un altra cinquantina di persone, da tutto il mondo, nella riunione mensile del mio gruppo di lavoro. Il grande capo, quello grandissimo, quello che pensa solo a numeri e fatturati, mi ha chiesto della situazione in Italia. Anche laggiù, west coast americana, iniziano a preoccuparsi. Gli ho raccontato di strade deserte, di flashmob dal balcone, di autocertificazione e di ospedali pieni. Ma anche che ce la faremo. Poi siamo passati a parlare di business.

Andrea ieri ha fatto il limoncello. I limoni erano quelli dell’albero di nonna Anna, me li aveva dati qualche giorno fa, quando ancora si poteva girare. Quando lo berremo, tra qualche mese, penseremo a quando eravamo chiusi a casa a parlare di politica, di moda e di business.

Ore 18.00

Le giornate si susseguono curiosamente uguali, forse stiamo prendendo il ritmo. Rientrato dalla spesa, della quale vi parlo tra poco, abbiamo pranzato, poi ognuno è tornato alle sue occupazioni. Chi di fronte al computer, chi in call, chi videolezioni.

In realtà, prima di riprendere a lavorare, abbiamo deciso di dare una pulita al vialetto condominale. Dal cancello di ingresso del condominio parte infatti un vialetto, a sinistra del quale, entrando, c’è una siepe. A destra ci sono, ogni dieci metri circa, gli ingressi dei piccoli giardini – pochi metri quadrati – delle singole abitazioni. Questo vialetto è una delle poche aree comuni e viene pulito un paio di volte a settimana da una ditta, normalmente la mattina presto. Arrivano armate di scope, secchi e spazzoloni, sono un piccolo nugolo di signore in camice azzurro, alcune anche molto giovani. Chiacchierando rumorosamente spazzano e passano lo straccio sul vialetto prima e sulla rampa del garage poi. Con la clausura obbligata ovviamente questo servizio è sospeso ma terra, foglie e aghi di pino non sanno di dover rimanere a casa loro. Ci siamo allora armati di scopa e pattumiera e abbiamo dato una pulita. In ogni condizione difficile va mantenuto il decoro. Da sempre ho avuto nel cassetto della biancheria una paio di slip e una t-shirt bianca nuovi di pacca, “per ogni emergenza”. Dovessi finire in ospedale ci andrò con la biancheria con ancora il cartellino del negozio. Ora che ci penso è da un po’ che non controllo se ci sono ancora. Poi vi dico.

La spesa ha soddisfatto la mia necessità di contatto sociale. Mi contento di poco. Nel parcheggio del supermercato di zona c’erano una trentina di persone in attesa di entrare, l’ingresso era regolato da un vigilante che distribuiva numeretti e li chiamava tipo tombola. La grande maggioranza dei presenti indossava una mascherina. Di formato, colore e tipologia diverse. Qualcuno si era legato un foulard o una sciarpa a coprire naso e bocca. Molti indossavano guanti in lattice o plastica. Ho incontrato – a distanza legale – un paio di vicini di casa. Ci siamo virilmente fatti coraggio, passerà, è un momento difficile. Daje. Poi hanno estratto il mio numero. Avevo il 22, il pazzo. Certo, considerando il tipo che ho visto nella sua macchina, da solo, con mascherina d’ordinanza e guanti da cucina mi sa che il pazzo non ero solo io.

Tra poco squat, crunch e plank. Mentre facevo la spesa ho intercettato la conversazione tra la signora che vende il pesce al supermercato e una cliente: anche loro si sono organizzate con la smart gym. Stai a vedere se alla ripresa delle attività – perchè ne usciremo! Daje! – le palestre non avranno un calo di clienti. Se lo possiamo fare a casa, perchè andare in palestra?

Stasera per cena pesce, insalata e una bottiglia di bianco. Poi ci aspetta il weekend. Chissà cosa faremo, magari attaccheremo i famosi quadri. Della giornata di oggi, almeno fino ad ora, mi rimane in testa limmagine delle persone in fila con la mascherina, come fosse una cosa normale. Forse ci stiamo abituando, non so se mi piace l’idea.

Una risposta a "Giorno 4 – 13 Marzo"

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  1. ..più che altro, devi controllare se sul cartellino della biancheria d’emergenza, c’è scritta la taglia giusta 😉
    ..mascherina e guanti da cucina, chiuso in macchina: no vabbé questa a Roma non s’è vista (ma s’è vista gente a gozzovigliare a ponte Milvio, barbari). Io ieri sono stata minacciata per essere in fila senza mascherina, anche se a distanza. riconosco che i corridoi dei super di città sono angusti,e che toccando e girando inquiniamo le merci.

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