Giorno 7 – 16 Marzo

Ore 11.00

E’ ancora lunga. Il primo weekend completamente chiuso è finito, tra canti sul balcone, videochiamate con amici e parenti e smartpizza. La sensazione generalizzata è che ci vorrà ancora parecchio, anche qualora fosse confermata la data di inizio Aprile come termine della clausura. Ci vorrà parecchia pazienza, capacità di gestione della tensione e del nervosismo. Ci vorrà buon senso per non allentare le misure prese e non ricominciare a uscire.

Mi faccio parecchie domande, mentre aspetto l’inizio della terza riunione – ovviamente a distanza – della giornata lavorativa. Quando ne saremo fuori – perchè ne usciremo, daje – riprenderemo una vita normale? Quali cambiamenti alle nostre abitudini diventeranno necessari? Immagino frontiere chiuse verso quei paesi che ancora non avranno risolto i problemi, difficoltà a muoversi che undici settembre levati proprio. Immagino ritorni di fiamma – ma se è stagionale come l’influenza, che succederà il prossimo inverno? Oggi è giorno dell’incertezza, mi ci sono svegliato. Abbracciatemi forte tutti, ho bisogno di sicurezza.

Ieri sera io e Ale abbiamo visto un bel film, Tutto il mio folle amore di Salvatores. Ci è piaciuto. Ispirato ad una storia vera, il racconto di qualche giorno vissuto on the road tra un ragazzo autistico e il padre biologico, che lo incontra la prima volta quando il ragazzo ha già sedici anni. Interpreti giganteschi, luoghi bellissimi. Il film non ha ricevuto una gran critica, e questo la dice lunga sulla mia competenza in fatto di cinema. La storia in effetti è solo accennata e alcuni aspetti trattati forse solo superficialmente. Ma è un film che fa riflettere, sulla differenza, su come la si vive, sulle difficoltà nascoste nella gestione dell’handicap. Consigliabile.

Ora sotto con le call, che il business non attende, anche in tempo di Corona Virus.

Ore  17.30

Esco ora da una graugnola di call, email, videoconferenze che mi ha tenuto inchiodato alla scrivania da stamattina. La mia agenda per le prossime quarantotto ore assomiglia a quella del capo della Protezione Civile in questi giorni. Con la ovvia differenza che lui salva vite, fa il possibile per limitare i danni in questa crisi devastante. Morti, letti da trovare per la terapia intensiva, mascherine e guanti che non si trovano, ospedali che vengono riadattati, censimento dei nuovi casi, aree da delimitare. Il tutto con giornalisti che vogliono essere informati e politici – di maggioranza e opposizione – che commentano qualsiasi cosa. Io invece non salvo vite umane, non opero a cuore aperto, non faccio trapianti di midollo. Però ho una coda di attività che scoppia. La calma delle settimana scorsa, dovuta al fattore Corona virus, si è trasformata nell’iperattività odierna. Misteri aziendali.

C’era qualcosa di strano oggi in Andrea. Nei cinque minuti nei quali lo abbiamo visto, intorno all’ora di pranzo, io ed Alessandra eravamo perplessi. Dimesso, la faccia sbattuta, pallido. Già ieri sera non sembrava stare benissimo, anche se ci rassicurava, lamentando solo stanchezza. La domanda è stata spontanea (e un filo preoccupata): ti senti bene? Hai una faccia!  Poi, lentamente, abbiamo messo a fuoco. Si è tagliato la barba! Dopo qualche anno! Siamo tornati a vedere la pelle sul mento, le guance rosa! Ci voleva il virus. Dopo si è ritirato nella sua stanza, con un vassoio col pranzo a seguire una delle videolezioni del giorno. O forse solo a sfuggire ai lazzi familiari.

Stasera Montalbano. In questo periodo di stranezze (Alessandra ha manifestato l’intenzione di seguire una sessione di yoga in video) Salvo Montalbano, di persona personalmente, mi fa da ancora alle sane abitudini. Un commissario che non esiste, in una città che non esiste – anzi non esisteva, ora Vigata c’è. Anzi non più. Se volete saperne di più sul leva-e-metti del nome date un occhiata qui https://it.wikipedia.org/wiki/Vigata

Ma che la città esista o meno, i personaggi che la abitano sono diventati cosi familiari che sono oramai indistinguibili dagli attori che li interpretano. Ditemi se ogni volta che Zingaretti recita in un altra produzione, che so, col saio di un frate o la cravatta di un magistrato, a voi non è venuto in mente un confronto col Montalbano del lunedi sera. Due ore buoniste e scontate, direbbe qualcuno. Per me un abitudine normalizzante, e Dio solo sa quanto ne ho bisogno stasera.

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