Giorno 17 – 26 Marzo

ore 11.00

Da ieri – ma forse prima, io l’ho visto ieri – gira un testo sui vari social davvero interessante. E, a suo modo, mi incoraggia. Avete certamente presente “ALLORA SI POTEVA!” scritto rigorosamente maiuscolo, come a sottolineare, anche graficamente, l’assurdità della situazione. Cose che, in forza dell’emergenza, è possibile fare in maniera differente rispetto al passato.  L’autore del testo da per scontato che questa differenza porti un miglioramento e, per alcuni degli esempi citati, sono d’accordo. Lavorare e studiare da casa, ritirare la pensione non tutti lo stesso giorno… Non è valido sempre, ma per molte aree del nostro Paese e’ terribilmente vero.  Nulla sarà come prima dopo questa crisi e quello che abbiamo imparato  (o provato ad imparare) sia come individui che come collettività, non potremo dimenticarlo. Dopo tutte le crisi, anche dopo le catastrofi, c’è una ricostruzione basata su elementi di novità che vengono introdotti nel sistema. Il valore più alto non è la novità in quanto tale (ad esempio la didattica a distanza comparata a quella tradizionale) ma la capacità stessa di mettere in discussione regole e processi che duravano da sempre. La gestione dell’emergenza può essere una scintilla benefica, ci forza a trovare un nuovo equilibrio. Dopo l’orrore immenso di quello che sta succedendo potremo combattere anche quell’assioma inviolabile che si articola più o meno “abbiamo sempre fatto così”.

Intanto tutto il mondo fa i conti con l’avanzare della malattia. Ovunque si chiude. Il virus non fa distinzioni geografiche o di censo. Persone normali o nobili, calciatori o geometri del comune. Non guarda ai confini, al colore della pelle o alla fede. La politica non gli interessa, colpisce paesi liberisti e socialisti alla stessa maniera. Non gli interessa il tipo di alimentazione, gli piacciono i vegani e i crudisti tanto quanto chi mangia qualunque cosa. Non fa – terribile! – nemmeno il tifo per questa o quella squadra di calcio. Non ama sport e sportivi, rinvia corsette sotto casa e Olimpiadi allo stessa maniera. E’ un virus altamente democratico, menefreghista e vagamente anarchico. Il perfetto qualunquista. Egoista.  E’ il virus del’ignoranza.

Oggi piove e fa freschetto. L’unica a cui piace la situazione, anche climatica, sembra essere Hope, la nostra gatta. Si acciambella sul letto, si scuote solo all’ora dei pasti. Sembra indifferente alla continua presenza di tutta la famiglia, anche se sono quasi certo che si stia chiedendo cosa fa tutta questa gente in casa sua. Te la ritrovi, silenziosa, che ti guarda, la testa leggermente inclinata da una parte. Esprime apertamente dubbi sulla nostra vita. Mi guarda, sono ancora in pigiama, rientro perfettamente nella categoria di coloro che fanno riunioni in smart working vestiti a metà, barba sfatta e pantofole d’ordinanza. Ma questo tempo tardo autunnale mi fa venire voglia di acciambellarmi felinamente sotto il piumino e tirarlo su fin sopra la testa ad aspettare che passi. Che prima o poi passerà. Ce la faremo, daje. Quasi quasi mi rimetto a letto. Ma non posso, Alessandra ha una riunione in corso in camera. Dannato virus!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: