Giorno 18 – 27 Marzo

ore 11.30

Oggi il pigiama me lo sono tolto, ora sono in tuta. Ieri, mentre ce la ridevamo a pranzo – in realtà ridevano di me, sembrerebbe che io faccia delle battute fisse, sempre le stesse da anni. Ma quando mai! – abbiamo constatato che nessuno di noi indossa da settimane qualcosa di diverso dalla tuta. Dopo i primi giorni di reclusione abbiamo iniziato a mettere cose comode e non siamo più tornati indietro. Sarà durissima riabituarsi alle scarpe chiuse e alle cinture. Pantaloni stretti e camicie. Sempre che entrino viste le supercalorie di questi giorni.

Nel pomeriggio di ieri abbiamo invece dato un po’ i numeri. Ci siamo innervositi, non so nemmeno la ragione. A volte succede. Stare chiusi in casa inevitabilmente genera nervosismo. Non è sempre rose e fiori. Sbalzi di umore, come sbalzi del meteo. Stamattina era luminoso e più caldo, ora minaccia di nuovo pioggia. Ma il freddo di ieri sembra passato.

Sbalzi anche nei numeri del contagio, anche ieri in controtendenza rispetto alle attese o forse alle speranze. Aumentati i contagi e i deceduti, cerchiamo la buona notizia – sembra assurdo – nel fatto che è una crescita marginale, figlia forse di come vengono contate le vittime e i contagiati. Ma le vittime, le loro famiglie, non sono numeri. Esperienze, storie, amori che vanno perduti, come fare a renderli una contabilità?  Sto seguendo, in fatto di numeri, una analisi divulgata dal sindaco di Nembro e ripresa da quello di Bergamo, entrambi i comuni in prima linea. Nei loro territori la quantità di morti totali (comprendendo anche quelli morti per altre cause) è molto più alta della media dei deceduti negli anni precedenti negli stessi mesi dell’anno. Anche sommando alla media degli scorsi anni la quantità dei morti per il virus, non si arriva nemmeno lontanamente alla quantità totale degli scomparsi. Una deviazione statistica troppo grande per passare inosservata. E soprattutto per non generare il sospetto che nei conteggi ufficiali sia impossibile tracciare tutte le situazioni. Non è solo questione di statistiche.

Nel frattempo cambia ancora l’autocertificazione. Ho perso il conto delle versioni, mi sembra, in epoca di smartphone, una deriva burocratica priva di senso. C’è sicuramente un modo meno borbonico del visto il comma X del decreto Y di verificare se si può stare in giro o meno. Peraltro ieri abbiamo avuto un problema con la piccola stampante di casa. L’inchiostro è improvvisamente terminato. Per fortuna avevamo a casa una cartuccia di ricambio. Non credo sia un genere di prima necessità, ma considerando l’uso in questo giorni sarebbe stato un guaio. Avremmo rispolverato la penna d’oca. E il calamaio. Autocertificazione non ti temo!

ore 17,30

Stasera cozze e patatine fritte? Chez Leon? Passeggiata notturna e rientro a casa. Questo era il programma per oggi del nostro weekend lungo a Bruxelles con gli amici Carlo (due Carli is megl che one) e Debora. Volo prenotato mesi fa ed ovviamente saltato. Domani saremmo andati a Bruges. Domenica a Gand con le valigie pronte, Carlo, che lavora li, ci avrebbe portato direttamente all’aereoporto. Un viaggio mancato, sarebbe stato qualche giorno di stacco, i figli a casa e noi in giro. Dio solo sa quanto ci avrebbe fatto bene, insieme a due amici veri in un posto nuovo e sereno. E tanta birra, va da se. Ci saranno nuove occasioni, certo, torneremo a viaggiare. Ce la faremo, daje.

Intanto io segno un altro meno uno alla nostra personale classifica delle occasioni perdute. Diverse date dell’abbonamento a teatro con Gino e Lara e Bruno e Cristina, cene fuori, la partita a carte con Dario e altri amici.  La festa di cinquanta anni di Carlo (un altro Carlo, ma quanti siamo!) e quella dei cinquantuno di Massimo, non so più quante sedute in palestra o in piscina. Il cinema, sostituito dalla palliativa televisione. Gli abbracci dei nostri figli ai nonni ed agli zii, quasi più importanti dei nostri. La Pasqua tutti insieme, che pur senza essere ancora arrivata è già in questa lista. Senza contare il piacere di prendersi il caffè con un amico o un collega chiacchierando dell’ultimo gossip aziendale o prendendosi in giro per il risultato della partita. Ne faremo ancora di cose, di viaggi, prenderemo ancora caffè. Ma queste cose non torneranno, non queste. Queste sono andate. Perse dietro la mascherina del tempo, aggiunte a matita a quella contabilità ben più grave, quella senza recupero. Bruxelles, ti eleggo a simbolo delle cose non fatte in questa quarantena. Ti metto in lista. Cozze e patatine dovranno attendere.

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