Giorno 20 – 29 Marzo

ore 17.30

C’è un non luogo, non tempo nelle giornate in cui sia cambia l’orario e si passa all’ora legale. Tutti novelli Humpty Dumpty parliamo con Alice nel paese delle meraviglie di come riceviamo cravatte come regalo del nostro non compleanno. In quel luogo tutti siamo come coloro nati il 29 Febbraio in un anno non bisestile. Stanotte, tra le due e le tre è scomparsa un ora, sacrificata sull’altare del risparmio energetico, delle ore di luce la sera. Normalmente si dorme, ed al momento di svegliarsi ci si ritrova di un ora più vecchi. Ma quella magia non la viviamo direttamente – a meno di non fare un lavoro notturno o soffrire di insonnia. O a meno di avere un figlio col mal di pancia. Forse a causa della pizza di ieri sera, un raro e ben naturalmente lievitato miracolo. O forse – più probabilmente – a causa della quantità della medesima pizza, Lorenzo stanotte aveva mal di pancia. Tutto cio che vi racconto è rigorosamente sfumato nella nebbia di un ricordo parziale. Ho contezza di quando è entrato in camera – ci siamo svegliati di soprassalto – ricordo che ha detto di avere mal di pancia, ricordo (ma già di meno, più vagamente) che Alessandra gli ha proposto di prendere una camomilla. Il resto della storia è de relato, mi è stata raccontata stamattina. Il tutto è successo verso l’una e cinquanta, in tempo per scendere in cucina e mettere su un pentolino per la camomilla. Guardando l’orario sul telefono sembra che dalle 01.59.59 si passi direttamente alle 03.00.00, sullo schermo avviene come un reset che dura un attimo. Misteri della tecnologia. La camomilla ha fatto effetto, a Lorenzo il mal di pancia è passato.

Il mal di pancia spero invece venga a coloro i quali – positivi al virus e obbligati alla quaratena domiciliare – sono stati colti fuori di casa durante un controllo delle forze dell’ordine. Mi chiedo quale motivazione potessero avere per violare, in un momento cosi serio, l’obbligo di stare in casa. Untori veri e consapevoli, altro che i poveri runner. Mal di pancia che invece, involontario, sarà certamente venuto ad una parte della nostra classe politica nel sentire le parole del Premier albanese. E’ grande la lezione di dignità nelle parole “non siamo ricchi ma nemmeno privi di memoria” nel ricordare quanto fatto dal nostro paese nell’accogliere prima ed integrare poi coloro che attraversarono l’Adriatico sui barconi. Sfuggivano alla povertà ed al collasso del regime di Hoxha. Era il 1991, quasi trenta anni fa. Oggi l’Albania ci da una mano inviando medici, in un mondo di frontiere chiuse ed egoismi politici dei paesi ricchi. Fose sarà per quella percentuale di sangue sparso che ho nelle vene ma trovo questa storia quasi commovente.

Questa domenica strana, più lunga e luminosa, è la terza in clausura completa. In televisione e sui social impazza la discussione sul come e quando ricominciare ad aprire, sperando di poterlo fare in sicurezza. Non riesco a farmi appassionare al dibatitto, mi sembra tutto cosi ancora lontano. Vedo lontana la normalità, mi chiedo quanto ci vorrà per tornare ad una libertà che abbiamo, speriamo temporaneamente, perduto. E, soprattutto, se sarà la stessa.

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