Giorno 21 – 30 Marzo

ore 14.00

Mi fa male un po tutto. Cervicale, la zona lombo-sacrale. Il senso di intorpidimento mattutino, quella voglia di letto si trascina per qualche ora invece di sparire appena dopo colazione. C’è una dilatazione del tempo e un’assenza di ritmo. Forse, a ben pensarci, è più necessità di adattarsi ad un ritmo nuovo dopo più di cinquant’anni di corsa. Ora sembra più che altro una corsa sul posto. Mancanza di movimento, quello vero. Si, facciamo yoga on line con la bravissima Valentina. Si, facciamo un po’ di esercizi, ma nulla sostituisce una passeggiata ed una vita attiva, soprattutto all’aria aperta. Metteteci la sovralimentazione, nemmeno fossimo una macchina turbo.

Io peraltro nasco pigro. E, intimamente, lo sono ancora. Combatto contro il posticipare, il procrastinare, il lo faccio domani. Mi fermo volentieri. Alla mattina ho bisogno di qualche minuto prima di alzarmi, invidio chi è fuori dal letto appena suona la sveglia. Non è da me. Io guardo con nostaglia il letto sfatto, prima di rifarlo. Mi adatto tuttavia all’ambiente esterno. Se c’è da correre, corro. Non esito. Ma non è nelle mie corde naturali, è un comportamento acquisito. In questo periodo sospeso, i cui ritmi ovattati sono diventati la normalità, non sono ancora riuscito ad adattarmi. Sto continuando a correre come su un tapis roulant, senza meta e senza libertà. Una corsa cieca. Vuota. Qualcuno mi fermi, o mi aiuti a trovare un orizzonte.

Questo Lunedi non si presenta male. In fondo, in assenza di decreti del Presidente, questa dovrebbe essere l’ultima settimana di forzata permanenza a casa. Ma nessuno ci crede, è certa la proroga delle restrizioni. I contagi non crescono più alla velocità di una decina di giorni fa, ma siamo ancora nel pieno di questa tempesta virale. Ancora a casa. I dubbi su come finirà l’anno scolastico, su quando riprenderanno (e come!) le attività varie, non sono ancora stati fugati. C’è da aspettare.

Intanto la narrazione dell’evoluzione del virus viene raccontata ogni giorno con parole e dettagli diversi. Sembra che il famoso paziente uno non fosse uno manco per niente. Già da inizio Gennaio erano state intercettate strane polmoniti che non erano riconducibili a qualcosa di noto. E che, purtroppo, nessuno a collegato al virus, allora solo cinese. A guardare indietro, queste poche settimane sembrano ere geologiche. Nel leggere ora o risentire le dichiarazioni pubbliche di questo o quel politico ci rendiamo conto di quanto poco avessimo sotto controllo la situazione. E di quanto poco sotto controllo sia ancora oggi. In questa routine di decreti, stanziamenti, terapie intensive e ambulanze, mi sento privilegiato a poter lavorare da casa, relativamente sicuro e comodo. Non sono in balia degli eventi. Posso fare la spesa, il frigo è pieno, la mia famiglia sta bene ed è al sicuro. Mi rendo conto che non per tutti è cosi, e mi fa paura.

Primavera avanza, le gemme del nostro acero in giardino stanno letteralmente esplodendo in nuove foglie. Lo prendo come un segno positivo. Presto l’albero sarà integralmente coperto di nuova vita. Presto saremo fuori da questo inverno. Ce la faremo, daje.

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