Giorno 22 – 31 Marzo

Ore 10.00

Il sole splende sulle piazze vuote e sulle strade libere. La nostra quarantena – anche se tecnicamente siamo in regime di distanziamento sociale, la quarantena è quella dei malati – mi vede guardare fuori dalla finestra con un misto di speranza e timore.  Speranza che i dati degli ultimi giorni, ancora terribili per numero di morti ma in calo in quanto a contagi, possano confermarsi appiattendo sempre più quella curva che tutti noi, oramai esperti di virologia statistica applicata, ci siamo abituati a controllare almeno una volta al giorno. Hai visto la curva oggi? Bene, ma certo che la percentuale di contagio nella provincia di Lecco mi lascia un po perplesso. Hai dato da mangiare al gatto? Questa la conversazione standard in questi giorni. Il timore ovviamente è che tutto ciò non succeda, o che il rallentamento dei contagi non avvenga nei tempi sperati. In gioco non ci sono solo tante vite, non solo la nostra possibilità di riprendere una vita normale. C’è, e questo appare di ora in ora sempre più chiaro, un enorme problema di sostenibilità dei costi della crisi. Che da sanitaria si trasformerà, inevitabilmente, in economica. Trasformando l’esortazione #iorestoacasa in una nera profezia. Restare a casa per assenza di lavoro, non per obbligo da virus. Serrande chiuse, attività fermate dalla recessione imminente. Come tutte le crisi sarà un momento di possibile trasformazione. C’è possibilità di un dopoguerra di crescita come quello del boom degli anni ’50 e ’60. Prima di leader capaci di guidare questo fenomeno sociale, servono italiani che ritrovino le basi di una coesistenza serena. Alcuni segnali confortanti si vedono.  L’eredità del virus?

Nel frattempo c’è chi passa l’isolamento sociale a Nizza, scappando dalla sua Lombardia. Pensavo fosse un cattivo esempio tutto italiano, l’uomo di potere che non rimane a soffrire con la sua gente, Abbiamo diversi esempi storici di statisti che – addirittura travestiti – scappavano dalle loro responsabilità. Fino a che non ho letto, ieri, del Re di Thailandia Maha Vajiralongkorn. Il quale ha deciso che per passare il periodo buio del CoronaVirus non ci fosse posto migliore delle alpi bavaresi. Già, non in un paese confinante con la sua terra, ma direttamente dall’altra parte del globo. Naturalmente non poteva pensare di stare da solo in un bilocale, ci mancherebbe, è pur sempre un sovrano. Ha quindi affittato in esclusiva un albergo cinquestellesuperlussoextra per se stesso e le sue venti concubine, oltre alla corte e ai dignitari del regno. Un bellissimo esempio di attaccamento alla sua terra. In questa storia mi colpisce un particolare. Le venti concubine. Ora, il sovrano non è giovanissimo, ha 67 anni. Un età che in Italia ha un significato particolare, in quanto rappresenta, per molti, la fine della propria attività lavorativa, per diventare degli osservatori di cantieri stipendiati dall’INPS. Ma certo nessuno di noi potrebbe pensare a quell’età a gestire venti concubine (oltre a quattro mogli o ex mogli). Ma lui è re, certamente dispone, oltre che di un innato senso patrio, anche di una resistenza fuori del normale. Chissà se fa cene eleganti.

La natura, potente e piena di soprese, ieri ha regalato al Lungotevere, uno dei posti normalmente più trafficati, rumorosi e inquinati dell’intero globo terracqueo, una processione speciale. Mamma papera seguita dai suoi paperotti, sculettavano indisturbati sul marciapiedi, forse alla ricerca di un negozio aperto dove fare la spesa per la settimana. Una immagine di speranza, tra poco ci torneremo anche noi. Mamma papera non ne sarà felice.

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