Giorno 24 – 2 Aprile

ore 12.00

Mentre scrivo, dei passeri sull’albero nel giardino cinguettano al sole. Sembrano ignari di cio che accade a noi bipedi senza penne e ali. O, forse, ne sono pienamente consapevoli, avranno pur notato che stiamo in giro molto meno del solito. Sono comunque allegri, o cosi mi sembra. Saltellano da un ramo all’altro dell’acero ancora spoglio, se pure in fase di esplosione da primavera. Tra poco sarà interamente coperto di foglie e i passeri potranno costruire il loro solito nido. Ora che ci penso potrebbe essere una giovane coppia che, in attesa di mettere su famiglia, ha chiesto alla Tecnocasa dei passeri (non la chiamo TecnoPassera che pare brutto) di vedere alcuni loft dalle parti del lago. Non sto bene mi sa, mentalmente. Forse i 25 giorni di chiusura stanno iniziando a farsi sentire.

Certo si fanno sentire su diversi fronti. Alcune abitudini rese solide da anni di esercizio, si sono sradicate in queste poche settimane. La sveglia leggermente più tardi, che sul posto di lavoro ci si arriva in pochi secondi, i vestiti più comodi. Il pranzo tutti insieme, tutti i giorni. Prima era un privilegio dei soli weekend, a volte della sola domenica, e nemmeno tutte. La pausa caffè della mattina e del pomeriggio condivisa, poi lentamente fino a iniziare a preparare per la cena. Fino a cenare, ovviamente insieme e a vedere un film. Ieri sera è stato il turno del Castello errante di Howl, di Miyazaki. Avevamo già visto qualche giorni fa la Città incantata, dello stesso maestro giapponese. In periodi normali difficilmente avremmo fatto tardi per vedere un film di animazione giapponese tutti insieme. Risvolti positivi del virus. Continuo a chiedermi cosa rimarrà – a parte il sovrappeso, speriamo temporaneo – alla fine di questa crisi. Forse saremo un poco più pigri, non sarà per nulla facile rientrare nei ritmi frenetici che avevano fino a poche settimane fa. Oggi serve tanta organizzazione e volontà, domani servirà tanta serenità. Così come i loghi di alcuni brand internazionali sono stati cambiati per sottolineare graficamente la necessità di distacco sociale, così anche noi saremo cambiati in qualcosa. In cosa e quanto in profondità lo scopriremo tra qualche tempo.

Leggendo qua e la sono incappato in una notiziola interessante, soprattutto per il modo in cui è stata comunicata. Iannone, un famoso pilota di motociclismo, ricco, giovane e bello, che salta da Belen Rodriguez a Giulia de Lellis, top influencer italiana, è stato squalificato per 18 mesi per aver assunto involontariamente uno steoride anabolizzante dal nome inquietante: il drostanolone. La parola chiave di questa notizia è naturalmente un’altra: involontariamente. In questo caso sembra che la sostanza fosse contenuta nelle bistecche mangiate durante una permanenza di alcune settimane in oriente. E naturalmente nessuno fa le analisi antidoping ai manzi. Ora, visto che la assunzione involontaria è stata accettata (ed è la prima volta) dal tribunale sportivo – e infatti la pena è minore rispetto ad altri casi – mi chiedo che diamine ci mangiamo! Se uno ricco, famoso e bello si trova a mangiare bistecche dopate senza saperlo, una persona normale dovrebbe avere dei bicipiti da culturista senza andare in palestra!  A meno che il doping nel manzo non sia invece la ricerca di una qualità migliore, più costosa e per questo dedicata ai clienti abbienti. Mi fa un filetto al nandrolone? Oggi non lo avete? Va bene, mi porti la solita fettina al drostanolone, me la faccia ben cotta, grazie. Non so, ogni volta che vedo la parola involontariamente connessa a qualche vip mi viene in mente Scaiola e la sua casa vista Colosseo. Quanti dubbi.

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