Giorno 25 – 3 Aprile

Ore 14.30

Stamattina spesa, mi sono immerso volentieri in questa occasione di fuga. La novità della giornata è la fila. Intendiamoci, c’è sempre stata. Ma oggi era una fila propriamente detta. Fino ai giorni scorsi si prendeva un numeretto da un vigilante il quale, all’uscita di un carrello dall’interno, permetteva l’ingresso al fortunato possessore del numero più basso tra quelli in fila.  In questa maniera si poteva attendere magari all’interno della propria macchina ed avvicinarsi all’ingresso del supermercato solo all’approssimarsi del proprio turno. Sembrerebbe che questa gestione abbia provocato delle liti nei giorni scorsi, persone che pensavano di essere le successive si sono viste scavalcare da qualcuno assente fino a quel momento ma possessore di un numero più basso. E’ appena arrivato, si è fatto la fila a casa ed è tornato, io sono stato qui tutto il tempo e non lo faccio passare. Adrenalina da giustizieri della coop, repressi da giorni di divanismo applicato. Per evitare le risse hanno quindi creato un percorso obbligato nel quale fare la fila, comunque dotati di apposito numeretto.  Mentre godevo del sole, un bel tepore naturale, ho ascoltato un po di storie dei vicinimanontroppo occasionali. Storie di chi alla fine del mese non ci arriva se non grazie ai risparmi dei genitori. Storie di chi vive in una casa piccola, due figli in età da elementari e un lavoro precario – leggi nero – da casa. Sviluppo software al tempo del Corona Virus. La signora di orgine francese, barista col bar chiuso, ma dall’irresistibile accento d’oltralpe, che senza stipendio reggerà al massimo fino a Maggio, poi non sa come fare. Fotografie di persone, ognuna col proprio pensiero. L’elegantissima sessantenne, bionda platinata con la piega appena fatta, gonna lunga e tacco dodici. Tutte le donne presenti, al suo arrivo, si sono scambiate occhiate inferocite. La loro tuta morbida e i capelli da gestione casalinga improvvisamente messi in imbarazzo dal confronto. La trentenne procace, cuffiette e unghie lunghe a ticchettare sul telefono l’ennesimo messaggio circondata da uomini in palese crisi da quarantena solitaria. Ormoni (e omoni) al tempo del Corona Virus. Dentro, mariti provvisti di certosina lista della spesa, incerti di fronte allo scaffale. Lo yougurt lo devo prendere magro? Lo spezzatino di bovino, scelto o sceltissimo? Marmellata di agrumi e zenzero? L’esitazione della mano nel prendere il prodotto, si trasforma nell’ennesimo messaggio mandato alla moglie. Urgono conferme. La farina continua a scarseggiare, unico scaffale semivuoto, evidentemente siamo tutti diventati produttori di dolci. Oltre alla farina l’unico altro scaffale vuoto è quello dei guanti monouso. Merce rara, e preziosa.

Me ne sono tornato a casa, spesa fatta. Il sole continua a scaldare. Mi sa che ne pomeriggio mi metto a lavorare sul tavolo in giardino. La natura sembra si stia prendendo una clamorosa vacanza. Leggo che il mare a Napoli non è mai  stato cosi pulito. A Venezia si vedono i pesci nei canali. A lungotevere passeggiano le papere. Milano respira aria pulita. Forse il modello produttivo dell’intero pianeta è da ripensare, questa crisi rende evidente come lo stiamo avvelenando.

Una risposta a "Giorno 25 – 3 Aprile"

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  1. no, vabbé, la sora Maria col biondo marinese..che non cede!!
    e
    si, mamma mia, madre natura che finalmente respira (mentre noi annaspiamo)

    "Mi piace"

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