Giorno 26 – 4 Aprile

 Ore 18.00

Sembra strano avere una giornata piena, di Sabato, in casa, senza poter uscire. Eppure mi trovo a scrivere il ventiseiesimo capitolo di questo strano libro alle sei del pomeriggio, mai cosi tardi. Eppure non mi sono nemmeno svegliato tardi. Ma il tempo è cosi, come un contenitore di vetro. Lo vuoi riempire di conchiglie, per farne un bel soprammobile, ricordo dell’estate passata. Qualcuna è grande, qualche dermascheletro di riccio, verdi e rosati. Qualcuna è nera, di altre si vede solo la parte perlacea. Ne hai preparate diverse, ne hai tante. Poi scegli con cura quali vanno sul fondo del  barattolo e quali nel mezzo, provi a fare combinazioni di colori. Ecco, le ore sono come queste conchiglie, per quanto ti impegni non ci vanno tutte nel barattolo, qualcosa rimane fuori. Stamattina abbiamo messo a posto casa, è il compito del Sabato mattina. Ho rimontato un vecchio videoregistratore, Alessandra vuole vedere delle cassette di parecchi anni fa. Poi, mentre lei si è allontanata da casa per arrivare – cielo! – fino alla macchina per rimettere nel portabagagli le buste della spesa vuota, io ho iniziato a preparare il barbeque del Sabato. Di tutte le abitudini nuove che abbiamo preso in questo periodo, questa è quella che ci siamo detti di voler conservare. Mangiare fuori, anche se ancora freschetto, ci piace. Lorenzo, mentre preparavamo la tavola, mi ha confessato che gli sembra di essere in vacanza. Ha aggiunto subito, con il pudore e la dolcezza di un dodicenne, che gli sembra vacanza non perchè non si va a scuola, ma perchè mangiare in giardino lo fa sentire come se fossimo al mare, più leggeri. Le salsicce e le lombate hanno tutto un altro sapore se bruciacchiate e se annaffiate da un buon rosso. Poi caffè. Io e Ale ci siamo poi concessi un Ozpetek di qualche anno fa. Rosso Istanbul. Giudizio sospeso. Del cambio generale di ritmo quotidiano è il Sabato ad essere il più colpito. Lavoro a parte è il giorno della settimana che ci vedrebbe maggiormente impegnati fuori casa. Commissioni, qualche spesa, la sera teatro o cinema, o qualche amico per cenare insieme. I ragazzi e i loro impegni, mi raccomando non fate tardi. Ti accompagno io, chi ti riporta a casa? L’effetto taxi del Sabato e, in parte, della Domenica. Ma torneremo, ce la faremo, daje.

Giudizio entusiastico invece del docufilm che abbiamo visto ieri sera. Storia di un viaggio in moto – dal Veneto al deserto del Sahara, passando per Marrakesh –  di Franco, insieme al figlio Andrea, autistico. Girato in presa diretta, colpisce duro. La volontà di fare qualcosa per ed assieme al figlio, la voglia di imparare una cosa al giorno, alla ricerca di una autonomia cosi difficile per chi è colpito da questa malattia.  Un uomo coraggioso e profondamente innamorato del figlio, che cerca di far vedere il mondo a suo figlio, e finisce per vederlo lui attraverso i suoi occhi. Non è rose e fiori, Franco, il padre, ha momenti di rabbia, inevitabili. Ma la capacità di superarli e di costruire qualcosa assieme al figlio è più forte. Al loro primo viaggio in moto – attraverso gli Stati Uniti fino in sud America – è ispirato il film di Salvatores che abbiamo visto un paio di settimane fa. Tanta ammirazione per chi lotta conto un avversità cosi grande e riesce ad essere fonte di ispirazione per tutti. Date un occhiata a i bambini delle fate il sito che racconta delle loro iniziative.

Stasera cena leggera – il barbeque è finito tardi – e visione delle videocassette. Mi aspetto parecchie emozioni, ve le racconto domani.

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