Giorno 33 – 11 Aprile

ore 16.30

Ieri sera ci siamo gdouti un grande Anthony Hopkins nel ruolo di papa Ratzinger, e il premio oscar Jonathan Pryce. Il film, i due Papi, è la ricostruzione – romanzata ma non troppo – della vicenda legata alla rinuncia del papa tedesco e della elezione del papa argentino quale successore di Pietro. E’ un film dai ritmi lenti ma intenso. Alcune scene sono state girate letteralmente dietro casa nostra, mi ha colpito vedere nel film un panorama familiare. Nella sceneggiatura vengono ripercorse alcune fasi della vita di entrambi i Pontefici. Alcune loro presunte – ma non interamente dimostrate – ambiguità. Bergoglio e il regime di Videla. Ratzinger e la pedofilia nella Chiesa. Temi forti, sui quali forse solo la Storia, quella con la S maiuscola, potrà fare chiarezza. Nel film una supposta divergenza tra i due Pontefici, forse antipatia, per essere su fronti opposti dal punti di vista delle politiche della Chiesa,  si trasforma in un rapporto leale. Certo è romanzato, ma a cosa serve il cinema se non a far pensare? Mi ha fatto pensare a come è facile giudicare dall’esterno, guardando gli altri. Non sappiamo dei loro percorsi, delle loro battaglie personali, degli inevitabili compromessi che si sono trovati a dover vivere (se non a dover accettare). Cosa ne sappiamo noi, dei Papi ma non solo, dei tanti bivi che hanno affrontato le persone prima di essere ciò che noi vediamo. Vale per tutti, papi o meno. Ognuno di noi ha una storia, ha fatto scelte, ha vissuto, sofferto e fatto soffrire.

In contemporanea c’era la via Crucis dalla città del Vaticano. Ancora una volta è evidente il contrasto tra il messaggio universale, trasmesso simbolicamente da una piazza deserta, e le iniziative di sacerdoti vari che hanno celebrato lo stesso evento – su scala locale – con centinaia di persone presenti, in barba ai divieti. Come a dire che ciò che va bene per il Papa non va bene per il parroco. Questa si è una ambiguità che non capisco. Mi serve aiuto, me ne sfugge il senso.

Stamattina in cucina è stato il turno di sua Maestà la Pastiera. Preparazione impegnativa, Alessandra ha dovuto utilizzare tutta la sua nota abilità tra i fornelli. Il fatto è che la Pastiera è – per tradizione familiare – prodotta da nonna Carla, e da lei portata, con grande attenzione e prudenza assieme alla immancabile lasagna, al pranzo di Pasqua. L’impossibilità di stare insieme ha fatto mettere in cantiere un Pastiera Challenge familiare. Una disfida senza esclusioni di colpi tra le quattro famiglie di cui qui sotto

vediamo una rappresentazione fotografica. Mentre scrivo manca all’appello la pastiera di Monterotondo. Quella di Marino, dell’Infernetto e quella del Triveneto sono presenti. Ancora per poco. Senzadubbiamente (come direbbe il mio amico Cetto) sono poi ricomiciati gli impasti per la preparazione della cena, stasera pizza. C’è da stare leggeri, domani sara una giornata gastroimpegnativa.

In mattinata, un corriere espresso ha recapitato le uova di Pasqua per i miei tre bambini. Ora, il concetto di bambini associato ai primi due mi fa un po strano, sono belli maggiorenni. Anche il terzo forse si offenderebbe se lo chiamassi bambino. Ma per nonna Anna, mandante delle uova di cioccolato, evidentemente lo sono ancora. La tradizione della martellata all’uovo al termine del pranzo sarà cosi rispettata. Toglieteci tutto, la possibilità di uscire di andare a correre, addirittura di lavorare. Per le persone amate ma remote, è accettabile persino l’assenza degli abbracci e dei baci. Ma per favore, non toglieteci lasagna, abbacchio, pizza, pastiera e uova di cioccolata. Che #senzanonsostareacasa.

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