Giorno 34 – 12 Aprile

Buona Pasqua

A chi fa la fila per il pane. Avevamo visto le tessere annonarie nei libri di scuola o nel bianco e nero dell’Istituto Luce, non pensavamo di doverci mettere in fila per mangiare.

A chi, anche se si mettesse in fila, non avrebbe denari per pagarsi la spesa. A chi vive della solidarietà degli altri. Oggi più numerosi che ieri. Oggi chi ritira il pacco spesa non è il senzatetto che dorme nel sottopassaggio di San Lorenzo, vicino alla stazione Termini. Oggi è molto più vicino a noi e siamo spaventati.

A chi non può permettersi un abbraccio alla moglie (o al marito) perchè di ritorno da una trincea senza filo spinato. Da una guerra non combattuta, che solo ad evocarla sembra esagerato.

A chi la guerra vera l’ha vissuta. I nostri vecchi o chi arriva da paesi lontani e belligeranti. Che ride delle nostre presunte privazioni, per lui una abitudine o un ricordo incancellabile.

A chi è lontano dagli affetti, separati dal decreto o dalla geografia.

A chi si inventa ogni giorno un motivo per non lasciarsi andare, perchè i motivi reali li ha finiti tutti. Perchè ha un domani, anche se ancora non lo sa.

A chi di questo domani ha paura, perchè non sa cosa lo aspetta, ne chi.

A chi sta brindando da solo, ascoltando la propria voce, Wilson al tempo del Corona virus.

A chi ha cucinato tutta la mattina, per mantenere nei propri figli l’identità della festa, anche se senza cugini e nonni non è la stessa cosa.

A chi da solo, in una piazza deserta, indica la via. Che tu ci creda o meno.

A chi ha litigato e non può fare pace, che senza una stretta di mano e gli occhi negli occhi non vale.

A chi si rivede le videocassette di quasi trenta anni prima, cercando testimonianze di un proprio passato. E visto che su quei nastri quel passato non c’è, gli viene il dubbio se il problema sono i nastri o i ricordi.

A chi fa la carbonara con la panna, che oggi siamo tutti più buoni. Da domani vaffanculo.

A chi ha finito gli argenti da pulire, le cornici da sistemare e i quadri da attaccare. Ed ha, come minimo, ancora almento 20 giorni di chiusura da affontare.

A chi fa lasagna, abbacchio, pastiera e torta al formaggio. Ma mangia da solo.

A chi sta elaborando gli scenari possibili del dopo quarantena. Enorme responsabilità, ogni piccola differenza significa vita o morte per una specifica filiera produttiva, per una comunità, per una famiglia.

A chi prova in queste ore ad attraversare il mare, sfuggendo ad un virus ancora più pericoloso di quello che stiamo affrontando chiusi in casa. A chi in quel mare lavora o vigila, che pietà umana sia più forte della legge dell’uomo e allunghi una mano, a gancio di vita.

A chi quando chiude gli occhi rivede chi ha amato lontano nel tempo, a chi non vede l’ora di scoprire se finito questo viaggio ne inizia un altro e possiamo camminarlo con chi per troppo poco ha percorso i suoi passi insieme a noi.

A chi si è arreso, a chi non ha scelte, a chi è chiuso e ascolta le voci di fuori. Le nostre.

Buona Paqua, a chi non fa domande e non ha risposte, ma spezza il pane e versa il vino. E si addormenta.

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