Giorno 36 – 14 Aprile

ore 12.00

Passata la festa gabbato lo santo. Che poi cosa c’è da gabbare mica lo so. O forse si. I propositi, le promesse. Una volta ricevuta la grazia ci si dimentica del voto.  Dalla sezione il proverbio del giorno è tutto, a voi la linea. Qui di voti – direi più laici – se ne fanno tanti. Oggi è il primo giorno di una mini riapertura, qualche attività ha avuto il permesso di ripartire. Alcune filiere produttive, qualche negozio. Le librerie. I vestiti per neonati. Piccole cose. Soprattutto in assenza di una clientela libera di muoversi rischiano di stare aperti senza lavorare. Si elaborano strategie di ripresa, con o senza i fondi europei, che prima o poi se ne dovrà uscire. O, invece che di Covid, moriremo di fame. Spero che big pharma o chi per lei sia in grado di stupirci rilasciando in tempi brevissimi una terapia o il vaccino. Sono troppe le attività impossibili  da distanziare socialmente. Pensate alla metropolitana la mattina, per i fortunati che vivono sulle poche direttrici romane. A Milano più linee, ma anche li l’affollamento non scherza. Chi non ha la metro ha invece la fortuna sfacciata di essere servito da linee di autobus. Distanziarsi significa non prenderlo, come fare a mantenere un metro o due tra i passeggeri? Le scuole? Un metro tra alunno e alunno? Niente capannelli all’ingresso o nei corridoi a ricreazione? Della spiaggia ho già accennato ieri, come evitare che i bambini giochino a biglie insieme e poi, novelli untori, contaminino i nonni? E tutto ciò che ha senso in assenza di distanziamento? Concerti, palestre, teatri e cinema, stadi e palazzetti, discoteche, feste, sagre, portaportese… tutti posti o eventi che vivono di folla, senza la quale sono destinati a diventare irrelevanti. Niente da fare, urgono terapie o vaccini. Scienziati, datevi una mossa. Che vi ho fatto studiare a fare?

L’onda lunga alimentare del lungo weekend pasquale è finalmente terminata. Qualche coda serale, ieri sera – albumi da riciclare, non sia mai sprecato un solo grammo! – Alessandra ha prodotto delle fantastiche meringhe. Per gli appassionati del genere sono irrinunciabili. Il pranzo di oggi vede una teglia di pasta al forno appena cotta. Finita l’orgia pasquale siamo passati all’amplesso alimentare più classico. Meno dolci, più proteine e carboidrati. Dal poliamore saccarinico al kamasutra quotidiano. Stasera merluzzo.

Durante la cottura delle meringhe abbiamo visto Into the wild, un film di qualche anno fa sulla avventura estrema e alla fine sfortunata di un ragazzo americano, on the road dal deserto fino all’Alaska, nella natura selvaggia. Un film drammatico, toccante, in cui alla forza degli elementi si contrappone una volontà ferrea del protagonista. Una storia vera, nella quale la fuga dalla società capitalistica e dalla famiglia oppressiva si trasforma in un viaggio indimenticabile – e fatale – verso nord. La colonna sonora è strepitosa. Stiamo vedendo buoni film in questo periodo, la lista è ancora lunga. Il tempo non ci manca.

Ieri – ma quante cose abbiamo fatto! – abbiamo anche visto una mostra. Quella di Raffaello, organizzata alle Scuderie del Quirinale e ovviamente chiusa al pubblico. Quanto lavoro sprecato (bello il video del back stage dell’allestimento), ma in questo la tecnologia aiuta a minimizzare il danno. Il video della mostra ci ha accompagnato nelle sale, percorse in senso inverso rispetto alla vita dell’artista. Dalla morte, indietro nel tempo. Dalla maturità alla giovinezza. Stavolta ci siamo potuti accontentare del video, ma di cose da vedere e toccare fuori di qua ce ne sono troppe. Chissà quando, e soprattutto come, le vivremo.

Oggi piove. La perturbazione che sta annaffiandomi il giardino (grazie) ha mancato di poche ore l’appuntamento, prendendo il palo della porta di Pasquetta. Ma sapeva il fatto suo, vista la situazione non è andata di fretta. Se l’è presa comoda. L’anno prossimo, vedrete, sarà precisissima.

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