Giorno 38 – 16 Aprile

ore 12.00

Siamo già a metà Aprile, cominciamo a guardare con velato distacco a ciò che è successo lo scorso anno, il 2019 è oramai lontano. Siamo nel pieno di un anno bacato, bisesto e funesto come da tradizione. Il Covid rallenta, troppo lentamente, la sua furia virale. Forse anche lui, essendo 19, sta iniziando a guardare alla sua versione 20. Ci serve la velocità della scienza per evitare di indossare il virus ultima moda con lo stesso malato portamento del precedente. Si parla di come affrontare la scuola, l’estate al mare. Di come far ripartire l’economia. Mi sa che dobbiamo concentrarci sui fondamentali. Forse ripartiremo presto, il rischio è di doversi fermare ancora se non intervengono novità rilevanti sul fronte delle terapie.

Stamattina sono terribilmente triste. Mentre scrivevo le prime righe di questo diario ho letto della scomparsa, a causa del maledetto virus, di Luis Sepulveda. Un uomo, prima che uno scrittore, che ha vissuto in pieno il suo passaggio su questa terra. L’impegno politico e operativo contro le dittature sudamericane, in Bolivia, in Nicaragua e ovviamente in Cile. Era nella guardia personale di Allende quando ci fu il colpo di stato di Pinochet, si fece due anni e mezzo di carcere e torture. Fu liberato e solo grazie alla sua notorietà non finì nel novero dei desaparecidos cileni.  Il periodo nella foresta amazzonica in mezzo agli Indios, le missioni Unesco e le navi di Greenpeace vennero dopo, idee, avventure e storie descritte nei suoi romanzi. Tanti anni fa lo incontrammo in una affollata presentazione, a Roma, forse in una libreria Feltrinelli. Mi ricordo il fascino della sua voce, un fantastico raccontatore di storie. Leggendo i suoi libri mi sono appassionato alla letteratura sudamericana. Forse non avrei mai affrontato Marquez – lo temevo, prima di amarlo – ne Amado o Gioconda Belli o tanti altri, se non avessi iniziato da Sepulveda. Un uomo che ci mancherà, prima che uno scrittore. Ha coniugato talento e impegno civile. Le sue parole continueremo a leggerle, proveremo a far vivere il suo esempio? Il film di animazione prodotto da uno dei suoi successi  la Gabbianella e il gatto che le insegnò a volare è stato per anni il cartone preferito dei miei figli. Lo vedo ancora con emozione, una storia tenera e profondissima, che abbiamo visto insieme tante volte. Ancora una volta è insieme la parola chiave. «Volare mi fa paura» stridette Fortunata alzandosi. «Quando succederà, io sarò accanto a te» miagolò Zorba leccandole la testa.

Stamattina è anche giorno di riunioni di lavoro e di studio. Andrea è impegnato con una video-conferenza alla quale ha partecipato Gigi Proietti. Il tema – se ho capito bene – era l’archivio del Golden Globe, un teatro elisabettiano dentro il parco di Villa Borghese del quale l’attore è Direttore artistico. Ogni anno, di solito a Settembre, ci godiamo uno spettacolo in questo posto magico. Shakespeare nel suo luogo ideale. Una vita fa Alessandra, insieme ad Emanuele, si infilò nel camerino di Proietti dopo uno spettacolo. Invece di uscire al termine della rappresentazione, trovarono il modo di entrare nel back stage, seguirono dei corridoi e si trovarono al cospetto del Maestro con alcuni ospiti, nel suo camerino. Lui era in vestaglia. Questo racconto, per anni, è stato usato scherzosamente dai due complici per millantare una amicizia con l’attore. Un paio di anni fa lo incontrai all’imbarco di un volo per Bucarest. Preso dalla smania di contrapporre alla loro millanteria qualcosa di reale, convinsi un riluttante Proietti a farsi un selfie con me. Lo avrei usato a prova di una “vera” amicizia! Quello scatto – per mia incapacità totale – non l’ho saputo salvare, è come se non lo avessi mai fatto. Meno male che c’è Andrea. Emanuele e Alessandra, arrendetevi! Siete stati finalmente superati!

Oggi pomeriggio è il mio turno per fare la spesa. Sono quasi emozionato… Chissà con chi farò la fila e chi incontrerò. Domano vi dico.

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