Giorno 39 – 17 Aprile

ore 12.00

Ieri pomeriggio spesa. Sembra strano riportare l’evento ma io ancora non sono abituato alla restrizione, al fatto di poter andare a fare la spesa solo in determinate fasce orarie di specifiche giornate. Da noi vigono turni per la spesa, che dipendono dal cognome. Ieri non c’era molta gente, una mezzora di fila e via, verso l’emozionante scorrere del carrello, indeciso se prendere Dixan o Dash per i panni. Meno male che c’è Whatsapp per l’aiutino da casa. Forse oggi esco di nuovo, per andare a comprare vernice e quanto necessario per dei lavoretti da fare in casa. So già che se non approfitto di questo periodo rimarranno sospesi nel limbo del lo faccio poi, del quale rischio di essere uno specialista. E’ che – sembra assurdo – le nostre giornate continuano ad essere piene. Il fatto è che, visto il tipo di lavoro che facciamo, a meno degli spostamementi e di ritmi certo meno frenetici, i nostri orari non sono cambiati di molto. Io ho solo rallentato un poco, la crisi sanitaria ha frenato alcune delle attività nelle quali ero impegnato. Alessandra sta sul pezzo quanto prima, solo a distanza.

Oggi ho aperto il sito di Repubblica dal cellulare, un occhiata alle ultime notizie. Ho fatto scorrere la pagina verso il basso. Gli ultimi dai Istat sui decessi, il caso Lombardia, la ripartenza, l’articolo di Saviano, i dati della diffusione negli USA… questi i primi articoli. Poi economia, migranti, la mappa intereattiva del coronavirus, e diversi altri pezzi. Solo dopo molte schermate ho trovato la notizia – che ieri a quest’ora era la prima – della morte di Sepulveda. Mi sono interrogato su quanto è strana, addirittura cinica per certi versi, l’informazione online. L’editoria cartacea, quella di quando andavamo all’edicola, viveva delle notizie del giorno precedente. Il rincorrersi delle notizie aveva ritmo giornaliero, l’aggiornamento a quanto letto dalla mattina in poi era scandito dai telegiornali. Se qualcosa di rilevante era successo, lo si sentiva in televisione e lo si approfondiva il giorno dopo sui quotidiani.  Oggi l’informazione è vecchia in pochi minuti. La morte di Sepulveda, , la scomparsa di un gigante culturale e politico dei nostri tempi, è ridotta a trafiletto in meno di ventiquattro ore. Ciò che ieri era nove colonne, oggi è sparito dalla vista. Notizia vecchia. Non abbiamo più tempo per far consolidare la sensazione che ci da un evento che già siamo al successivo. Informazione, ma non solo, anche relazione, alla velocità di un post su Facebook o Instagram. Che deve necessariamente essere consumabile in poco tempo. Mi chiedo come si stia trovando in questi tempi un mio collega di qualche anno fa. Con Ilkka, finlandese, abbiamo condiviso quatto anni nello stesso team all’inizio degli anni duemila. Biondo e alto come ogni finnico che si rispetti, aveva una caratteristica unica: rispondeva alle domande il giorno successivo al quale gli erano state poste. Non stiamo parlando di domande fatte via mail. Ma di quelle nelle riunioni, negli incontri durante i quali pianificavamo il da farsi per il successivo trimestre. Era normale che – quando era il suo turno – esordisse con ho riflettutto sulla tua domanda di ieri e … per poi passare, dopo una risposta che a volte era solo un si o un no, a rispondere alla stessa maniera alla domanda di un altro collega. Il tutto con un eloquio lento, una parola ad intervallare lunghe pause. Mi chiedo, Ilkka, come fai a sopportare il ritmo di oggi?

Stamattina mi sono svegliato con un libro in testa, nettissimo. Devo averlo sognato, anche se non lo ricordo. L’ombra dello scorpione di Stephen King. Non so come non mi sia tornato in mente prima. Un virus, letale al 100% e che colpisce il 99% degli uomini, viene prodotto da un laboratorio americano mutando il virus dell’influenza. Se ne perde il controllo e la razza umana viene sterminata in 19 giorni. Il resto è un susseguirsi delle storie di un gruppo di persone e della inevitabile lotta tra il bene ed il male in una società di sopravvissuti. Lo lessi forse quaranta anni fa, appena uscito me lo prestò un amico. E’ uno dei pochi libri che ho letto preso in prestito e che ho restituito. Mai prestarmi libri, se mi piacciono me li tengo. Quel romanzo mi piacque moltissimo, non sono un fan di King ma sa essere molto avvincente. Ma chi me lo prestò teneva ai libri quanto me e quindi glielo resi. Ne fu tratta nel 1994 una serie tv in quattro puntate, ora visibili su youtube. Vista l’attualità del tema non sono sorpreso di aver scoperto che nel 2020 uscirà una nuova serie, prodotta da CBS, in dieci puntate. Sono maggiormente sorpreso invece che la produzione sia iniziata lo scorso anno, in Settembre. Quando si dice giusto in tempo.

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