Giorno 40 – 18 Aprile

Oggi quarantesimo giorno. Di quarantena. Se fossimo stati imbarcati e nel nostro porto di orgine ci fosse stata la peste, avremmo passato gli ultimi quaranta giorni a bordo, prima di poter sbarcare. Oggi invece ancora non basta, dobbiamo #stareacasa un altro po’. Che poi a stare a casa non è cosi male. Se sei misantropo, perennemente nervoso a causa del traffico, intossicato di pizza a taglio e tramezzino all’ora di pranzo. In tutti gli altri casi la sovraesposizione alle dinamiche familiari può risultare fatale. Insomma, ad ognuno, vista l’esperienza personale, la quarantena fa un effetto diverso. Per noi adulti dipende molto dalla questione professionale. Se sei tra i fortunati a non aver perso il lavoro, se alla fine del mese ci arrivi serenamente, beh la quarantena è antipatica, ma insomma si può resistere. Per alcuni di noi ha addirittura dei lati positivi. Invece di stare chiuso in ufficio fino a sera dalla mattina presto, invece di impazzire per trovare un parcheggio, invece di farsi il raccordo anulare usando solo prima e seconda, invece di tutto questo si lavora da casa. Certo, chiusi, ma forse meglio che chiusi in ufficio. Tutto questo non vale se sei a casa e fatichi a mandare avanti la famiglia, ovviamente. In una chiacchierata con Alessandra, poco fa, pensavamo soprattutto all’impatto che ha questa vicenda sui nostri figli. Si sono abituati, sono bravi, bravissimi. Si danno da fare in casa, ognuno con le proprie singolarità. Ci sono però alcune parti della loro vita – speriamo per poco tempo ancora – che sono venute meno e che sono indispensabili. La scuola, il gruppo di amici, lo sport, le riunioni con gli scout, i giochi. Oggi è tutto sostituito con una versione online, certo intrigante e che forse raggiunge lo scopo principale. Se devo apprendere la lezione su Dante o il teorema di Pitagora, esiste una modalità digitale che mi consente di imparare comunque. Ma nulla può sostituire lo sguardo, la complicità, il calore della presenza. Lo stare insieme, imparare a sopportare anche chi non ti sta simpatico, innamorarti. La ricreazione e il fiume di ragazzi che sciamano verso il bar della scuola, l’amico che ti spinge a dirle una parola chiedile se ha un amica. Il set di regole che si usano quando fai sport insieme, che correre o nuotare non è solo un aspetto legato al proprio corpo. E’ il rispetto dell’altro, dei suoi spazi, del suo impegno. La festa dell’amico – quando ero ragazzino io il momento più atteso era quando si mettevano i lenti – e il coraggio di invitarla a ballare. KC and the Sunshine Band – Please don’t go. L’appuntamento davanti al cinema (per noi era il Reale) per andare a fare una passeggiata a Trastevere. Le riunioni di mille scout in uniforme, verde o blu non fa differenza, nelle quali fai amicizie che sembrano poter durare una vita, e volte è cosi. Il far passare il quarantaquattro e non prenderlo, sperando che lei arrivi alla fermata per prendere lo stesso autobus, anche se non la conosci. Ecco cosa manca ai nostri ragazzi in questo periodo. Possono studiare, fare riunioni e giocare. Lorenzo gioca online con un nuovo amico portoghese, parlando il suo primo inglese non legato alla scuola. Ma sono costretti col nemico in casa. Nessuno gli darà indietro quegli sguardi mancati. Forse oggi è un filo più facile, la tecnologia per un po’ ti può aiutare a surrogare le mancanze. Una quarantena in altra epoca, anche recente, sarebbe stata ben peggiore. Mantenetela voi una amicizia – o addirittura una relazione! – col telefono in corridoio, senza Whatsapp o Instagram e, per i più sfigati, col duplex perennemente occupato. Altre epoche, certo. Ma le opportunità negate alla generazione degli adolescenti di oggi sono le stesse dei ragazzi di allora. Noi le abbiamo vissute, ora è il loro turno, Corona scansati che hanno bisogno di spazio!

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