Giorno 47 – 25 Aprile

ore 12.00

Sole, oggi è struggente la voglia di normalità, quella di una prima passeggiata al mare, a cacciare l’umido dell’inverno. Con questi venti gradi e con il fatto che è Sabato, le seconde case sarebbero state piene e gli stabilimenti avrebbero registrato i primi clienti fuori stagione. Avremmo fatto le prime foto con i piedi nell’acqua. I più coraggiosi, forse Andrea e Lorenzo, addirittura un tuffo. Le chiacchiere con le persone che conosciamo e che come noi hanno avuto al stessa idea, ci si ritrova ogni anno in queste occasioni: Pasquetta, 25 Aprile, primo Maggio. E poi, naturalmente, d’estate. Non saremmo arrivati prestissimo, non siamo veloci nell’accendere i motori alla mattina. Via la felpa, maglietta a mostrare braccia bianche. Via scarpe e calzini, a sentire i piedi accarezzati dalla sabbia, preludio di vacanza. Caffè da Grazia, lo stabilimento di sempre, poi una passeggiata, verso gli scogli. Bello il mare di Aprile, poca gente, non si suda. Il primo spaghetto a vongola – si noti che non è spaghetti con le vongole, ma spaghetto a vongola. Tutta un’altra cosa! – innaffiato da vino bianco freddo, niente di ricercato, ma va giù che è un piacere. Ecco, questa è la normalità che mi manca oggi. Per portarci avanti, ieri sera lo spaghetto a vongola ce lo siamo fatti in casa. Che dire, come cucina Alessandra è poesia non scritta. Il mio ruolo è stato di aggiungere un po’ di pasta a quella già pesata. Che non sia mai di tanto capolavoro non ce ne fosse abbastanza!

25 aprile, pieno di significati. Qualcuno lo ritiene divisivo. Io credo che lo sia. Ha diviso chi ha difeso la libertà – cattolici, comunisti, liberali, atei – da chi quella libertà l’ha infangata. Chi si è ripreso la libertà, a prezzo della vita, da chi è stato complice di uno dei più atroci crimini contro l’umanità. Divide chi oggi promuove quei valori, da chi promuove nuove forme di intolleranza e sopruso. Divide oggi chi – di destra o sinistra, credente o meno, di qualsiasi orientamento sessuale e di qualsiasi provenienza geografica – si spende e vive quei valori da chi – di destra o sinistra, credente o meno, di qualsiasi orientamento sessuale e di qualsiasi provenienza geografica – vorrebbe vedere quei valori accantonati. Noi siamo liberi, e lo festeggiamo. Noi siamo liberi e guardiamo indietro ringraziando, oggi, chi ieri non si è girato indifferente dall’altra parte, per convenienza o ignavia. Chi ha scelto, chi è stato di parte, chi ha rischiato la vita e perdendola ci ha permesso di partecipare attivamente, con le nostre idee, alla democrazia di questo paese. Idee che oggi possono essere di qualsiasi colore, proprio perchè siamo liberi grazie a tante idee e anime diverse che hanno combattuto con lo stesso obiettivo. E per nostra fortuna hanno vinto.

Una delle accuse più comuni al tempo di oggi è quella di essere interessati più all’apparire che all’essere. Di impegnarsi poco, di credere poco – in qualsiasi cosa si voglia credere. Con lo sparire delle ideologie, l’avanzare di una società fatta di consumi e che divora velocemente qualsiasi cosa, si è affievolita la spinta di aggregazione che era il brodo di coltura nel quale cresceva l’impegno sociale. Meno cineforum e più apericene. Meno collettivi e più selfie. Siamo tutti più distratti. Io però vedo i miei figli che si spendono per gli altri, che si infervorano per una discussione sul bene e il male, che identificano con chiarezza cosa vogliono combattere, anche se a volte lo esprimono con una assolutezza priva di dubbi che nel tempo tempereranno. Le parole che usano qualche volta sono incomplete o confuse, ma impareranno a metterle in fila. Vedo i link che pubblicano sui social per il 25 Aprile e sento la musica che ascoltano. Non mi piace sempre ma le parole e la rabbia sono come le mie, solo qualche anno dopo e su ritmi diversi. Se oggi non avessero la voglia di urlare, di provare ad esserci, di dire la loro, in una parola di partecipare, io non sarei un padre così orgoglioso. Rappresentano, e spero continuino a farlo, il senso di libertà che ci hanno regalato le generazioni prima della nostra e che noi abbiamo provato a traghettare fino ad oggi.

Oggi, come ieri, Libertà è partecipazione.

25Aorile

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