Giorno 49 – 27 Aprile

ore 12.30

Ieri sera conferenza stampa di Conte, la fase due si avvicina e io, personalmente, mica ho capito tanto bene cosa si potrà fare. E soprattutto, cosa sarà opportuno fare. A sentire i commentatori politici sembra che il provvedimento illustrato ieri non sia molto chiaro. Cosa tecnicamente siano i congiunti con i quali ci si potrà  incontrare sembra stia preoccupando non poco chi dovrà controllare.  Certo genitori e figli se già non vivono insieme. Ma se mia madre è certo un mio congiunto, lo è per i miei figli? Sembrerebbe di no. E le coppie irregolari, quelle io a casa mia, te a casa tua? E gli amanti?  Beh quest’ultima categoria già si vede clandestinamente, e talvolta si congiunge. Mi sa che abbiamo trovato la definizione meno politicamente corretta.

Devo dire che non sto aspettando la data del 4 di Maggio con troppa insofferenza. Forse questo esercizio di contenimento sociale ha acuito la mia misantropia, o forse mi sono solo adattato bene alla vita casalinga. Mi manca certamente di uscire con regolarità, e la vita sociale di prima. Ma se metto su un piatto della bilancia la possibilità di uscire, e sull’altro le difficoltà alle quali andremo incontro (mascherine e guanti, distanze…) tutta questa voglia di uscire mi passa. Le cose per le quali uscirei, peraltro, non sono ancora nella lista delle cose che si potranno fare. Sullo sfondo ovviamente rimane la preoccupazione che con questa cosiddetta fase2 si possano mettere a rischio le persone a noi care. Gli anziani o coloro che hanno delle patologie che le rendono più esposte. Che senso ha la possibiltà di andare a trovare i parenti se poi non li posso abbracciare stretti? Come faccio a baciarli con la mascherina? Tra l’altro alcuni dei beni che diventeranno di prima necessità – al pari del pane, del latte e della partita della Roma – sono ancora poco reperibili sul mercato. Mentre le mascherine, certificate o meno, si trovano anche al supermercato, anche se sul prezzo avrei da obiettare, i guanti monouso sono introvabili, almeno qui intorno. Ordinati su Amazon ci danno una consegna a fine Maggio. Speriamo di trovare qualcosa in vendita al dettaglio altrimementi ripiegheremo sui guanti da sci, che oltre a proteggere le mani uccidono il virus per il calore generato. Per la partita della Roma vedo che ci si sta organizzando. Aspettiamo di poter nuovamente soffrire. Che, detta così, ha sapore di masochismo. Mi censuro.

Ieri vi dicevo che Lorenzo, forse preso dai morsi della fame pre-cena, ci ha chiesto qual era la nostra merenda preferita, da ragazzi. Io ho immediatamente risposto, senza esitazione alcuna, pane e salame. Però poi mi sono messo a pensare a come veramente facevo merenda alla sua età, o prima, e di pane e salame me ne ricordo poco. Ricordo diverse formule per la merenda, e tutte, nessuna esclusa, erano basate sul consumo responsabile. Nel senso che responsabilmente mi ingerivo la quantità di calorie adatte necessarie ad un operaio edile per una settimana di lavoro. Ma dovevo crescere. Mia nonna materna Cecilia, quando ancora non eravamo indipendenti nell’apertura del frigorifero e nel furto con destrezza di derrate alimentari,  aveva una sua visione della merenda che dietologi scansatevi, evidentemente i ragazzini anni 70 non li conoscete. Era pane – di solito leggermente raffermo – e qualcos’altro. Pane e olio – e un po’ di sale. Pane, vino rosso e zucchero. Panzanella (olio sale pomodoro a pezzi e basilico). Quando tornavo dagli allenamenti di inverno e col freddo, ero già un po’ piu grande, mi aspettava pane e marmellata – rigorosamente fatta in casa – e un mezzo litro di latte nel quale inzupparlo. Se chiudo gli occhi sento l’odore della cucina nel pomeriggio, vedo il balconcino aperto. La scatola del pane sopra al frigorifero. Vedo mia nonna che spruzza il vino dalla bottiglia, tenendola per il collo e con il pollice a mo’ di tappo per non farne uscire troppo.  Quelle poche gocce di vino, sul pane inumidito d’acqua e con un velo di zucchero, erano la delizia assoluta, la dolcezza dello zucchero e della nonna con la promessa di maturità del vino, quell’essere grande quando non lo sei. Ecco Lorenzo, queste erano le mie merende. Quale ci prepariamo oggi?

 

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