Giorno 50 – 28 Aprile

ore 16.00

Oggi, 28 Aprile, è il cinquantesimo giorno di quarantena. O meglio di distanzamento sociale. O forse di chiusura collettiva. Cinquanta sfumature di casa. Dai social, dai diari come il mio, sappiamo tutto degli altri. Una sorta di vouyerismo telematico, guardoni al tempo del Corona Virus. A questa orgia asessuata di informazioni manca l’aspetto prospettico, l’obiettivo a cui tendere. La conferenza stampa del Presidente del Consiglio dell’altra sera non ha chiarito molti dei dubbi, e altri ne ha creati. Del significato di congiunto si legge oggi dappertutto. E’ un fiorire primaverile di critiche, uno youporn dell’antagonismo politico, in cui chi la spara più grossa ha i suoi dieci minuti di popolarità. Altro che paese coeso nell’affrontare la più grande crisi sanitaria ed economica dal dopoguerra. Lo shock provocato dalla mezza piotta di sbandamento socio-economico non è stato evidentemente così forte da far ammosciare le abitudini dei nostri celoduristi da talk show. Dagli all’avversario, tieni virilmente i toni alti e aizza le truppe cammellate degli odiatori seriali da tastiera, pronte a rilanciare le accuse in una infinita catena di messaggi. Al bene comune ed alla credibilità internazionale si preferiscono il vantaggio locale e la propaganda virtuale. Al successo delle politiche emergenziali si preferisce l’aumento di un decimale nell’ennesimo sondaggio. Questo pantheon di tanti capi e nessun leader starnazza inferocito. Tutti dopati di viagra da social network, prestazioni mirabolanti e folle adoranti di questi Siffredi dell’emiciclo parlamentare. Onanismo verbale che ha permeato la comunicazione, a tutti i livelli. Si commentano le opinioni, i fatti non vanno più di moda.

L’attesa per lo sbrago del quattro Maggio monta. C’è chi prende le ferie per andare a trovare mammà, chi prepara liste di parenti da visitare, anche se prima della clausura erano stati insieme solo per la Pasqua del 1987. Temo l’effetto rimbalzo. Dopo cinquanta giorni di chiusura, il primo spiraglio segnerà irrimediabilmente la direzione che prenderemo. Prevarrà la prudenza o la spensieratezza? Certamente delle questioni rimaste irrisolte al momento del lockdown potranno finalmente essere affrontate. Visite mediche, il tagliando della macchina e il relativo cambio degli pneumatici, qualche acquisto rimandato. Il tutto mascherati e protetti. Sarà un bel vedere. Qualche negozio ricomincerà ad aprire, la vita riprenderà a scorrere lungo le strade, il livello di diossido di carbonio tornerà a salire, piano piano la natura che si era impossessata dei tessuti urbani tornerà a retrocedere, confinata nelle riserve cui l’avevamo spedita. Le trasparenze delle acque dei canali di Venezia cesseranno, e i delfini del porto di Ostia torneranno a saltare onde di mari più accoglienti. Chissà che eredità ci lascerà questa esperienza. C’è da scegliere tra l’avere mari più puliti ma non visitabili, o più sporchi ma accessibili. Quale sarà il  nuovo punto di equilibrio tra economia e natura?

La natura è anche protagonista del film che ieri sera Alessandra ed io, dopo cena, ci siamo visti. Lazzaro felice, pluripremiato film del 2018. La storia di un gruppo di contadini tenuti all’oscuro della fine della mezzadria da colei che loro consideravano la loro Padrona. La storia di come questa comunità di emarginati si è ritrovata in una grande città una volta scoperto l’inganno. La storia dell’amicizia tra uno dei contadini ed il figlio della Padrona. La storia di come questa amicizia sia stata capace di superare – con un metafisico salto temporale  – spazi ed epoche. La storia, nel suo complesso, è molto intrigante. Gli attori credibili, sia nel loro periodo contadino, sia in quello di emarginati urbani. Bellissime le ambientazioni, la potenza della natura, il taglio dei personaggi. I suoni, i versi degli animali, il vento. La semplicità. Nonostante mi sia piaciuto, non se sono rimasto completamente convinto. Un taglio eccessivamente ambizioso, quasi Felliniano, che mi ha lasciato perplesso. Un finale un po’ banale, che  il film non avrebbe meritato. Mi è rimasta l’idea di un film gradevole che però è un occasione persa, poteva essere molto, molto di più.

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