Giorno 51 – 29 Aprile

Ore 17.30

Stamattina leggevo il post dell’ottimo Marco Proietti Mancini (scrittore sorprendente, seguitelo) che, con la solita dissacrante ironia, ha riassunto in qualche riga la schizofrenia che ha colpito la gente italica. Tutto e il suo contrario, fazioni schierate che si cambiano di posizione in un attimo, giusto il tempo di aggiustarsi la mascherina. Di questa confusione da virostatistici ci sarebbe da ridere se non fosse cosa seria. Il 4 Maggio saranno passati cinquantasei giorni dalla chiusura. In quasi due mesi sono cambiate radicalmente le prospettive di ognuno di noi. I progetti che avevamo in molti casi non sono più validi. Le nostre finanze, impattate frontalmente dal CoronaTir, sono ridotte ad un cumulo di macerie. In due mesi abbiamo preso coscienza collettiva che rialzarsi da questa primavera mancata sarà durissima. Ragioniamo oggi con un metro diverso da quello di qualche settimana fa. Si canta meno dai balconi e un po’ della retorica resistenziale ce la siamo lasciati alle spalle. Guardiamo avanti con più paura. Si sono create dinamiche familiari diverse dal passato. Facciamo però ancora dolci, la stirpe tricolore trova nel mangiare consolazione per qualsiasi tragedia.  Non avevamo mai mangiato tutti insieme con tanta assiduità. Tutto si consuma all’interno delle mura domestiche, gli stress e le ansie del lavoro non te le porti a casa. Sono già qui con noi.

Abbiamo un appetito che nemmeno i camionisti bulgari dopo una tirata unica dai Carpazi, ma cerchiamo la varietà. Un manicaretto al giorno e passa la paura. I siti di ricette sono letteralmente esplosi. Alcuni di loro, tuttavia, li sto eliminando dalla mia lista personale di riferimento. Si macchiano di crimini contro l’umanità proponendo l’inimmaginabile. Oggi ne ho fatto secco un altro, al bip della notifica ho aperto l’applicazione e mi sono trovato di fronte l’abominio. Carbonara di zucchine. Carbonara. Di. Zucchine. Mi sono sentito come uno dei personaggi di Carlo Verdone, il ragazzo che non brilla per intelligenza. Quello che con l’inconfondibile voce dell’attore romano chiede  in che senso, scusa?. Carbonara di zucchine. Non ho nulla nei confronti delle zucchine, anzi, sono una delle mie verdure preferite. E nulla in contrario ad utilizzarle insieme alla pasta. Alcune ricette sono fantastiche. Mi chiedo (in che senso, scusa?) il perchè del nome. Magari l’unione degli ingredienti classici della Carbonara con altri sapori genera un piatto squisito. Ma perchè chiamarlo Carbonara? Solo perche c’è dell’uovo e del guanciale? Allora gli americani fanno una Carbonara Breakfast. Chef stellati, usate la fantasia per dare nomi alle vostre invenzioni. Alla tradizione ci pensiamo noi carrettieri.

Mentre sistemavamo la cucina, dopo pranzo, Alessandra mi ha detto che, pur nel rispetto di chi ha sofferto e sta soffrendo ancora, forse in futuro rimpiangeremo questo momento. Visto l’uso della prima persona plurale sono convinto si riferisse a me e lei. Non credo – e non sarei d’accordo – pensasse a noi come il blocco che comprende i nostri figli. Come potrebbero loro rimpiangere una carcerazione senza reato, con l’aggravante di doverla passare con mamma e papà? Arresti domiciliari – certo comodi e ben nutriti – ma sempre di arresti si tratta. Sono certo che avrebbero avuto altri piani per questi due mesi, ed anche per i mesi a venire. Altri piani e altre compagnie. Per noi due, in fondo, al netto della vita sociale ridotta a zero, è il primo momento della nostra vita nel quale ci godiamo  pienamente famiglia e casa. Lo ripeto spesso, siamo privilegiati, possiamo lavorare entrambi da casa, non per tutti è cosi. Ma la riflessione di Ale mi ha fatto pensare a come far tesoro di questa esperienza, stillarne il senso fino all’ultima goccia. I nostri figli, tra decenni, ne parleranno come i nostri genitori o nonni parlano della guerra. Mi piacerebbe che in quei ricordi ci fosse spazio anche per le cose positive, e non solo per le rinunce.

 

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