Giorno 52 – 30 Aprile

ore 12.30

Stamattina abbiamo toccato con mano la fragilità dell’esistenza. Viviamo in un piccolo condominio, fatto di appartamenti con un piccolo giardino, collegati tra loro da un vialetto pedonale a forma di ferro di cavallo. Gli appartamenti formano cosi una schiera, attaccati l’uno all’altro. Si sviluppano in altezza, abbiamo tutti le camere da letto al primo piano e in mansarda. Al piano terra c’è la cucina e il soggiorno, che da verso l’esterno. Alessandra, appena sveglia, è scesa per preparare caffè. Arrivata in cucina ha sentito i richiami della nostra vicina, una signora anziana che – diversamente da tutti i condomini – dorme al piano terra. Probabilmente per evitare di fare troppe scale, visto che non si muove benissimo. Insomma, Ale ha sentito queste richieste di aiuto. La signora, sola, era caduta nella notte e non riusciva ad alzarsi. Fortunatamente la figlia vive di fronte a noi, è stato facile avvertirla. Fortunatamente, a quanto sembra, nulla di grave. La caduta non ha fatto danni, era solo lontana dal telefono e non ha potuto avvertire. Come siamo indifesi. Pur vivendo vicini, attaccati, non abbiamo sentito nulla fino a stamattina. Sembra che chiamasse da questa notte. E se la caduta avesse provocato qualcosa di serio?  Si dice di vivere con intensità, come se fosse sempre l’ultimo giorno che abbiamo da passare su questa terra, perchè non sappiamo quando sarà il nostro momento. Facciamolo, ma teniamo il telefono a portata di mano, può sempre servire.

Anni fa, prima dell’operazione alla schiena con la quale ho montato tanto titanio da fare invidia a IronMan, sono rimasto bloccato in giardino. Stavo facendo un lavoretto banale, passavo dell’olio sul tavolo in legno, per proteggerlo. Era estate, periodo di ferie, e intorno non c’erano vicini. Era la prima volta che la schiena mi costringeva a rimanere fermo, inchiodato in posizioni innaturali, senza la possibilità di muovermi da solo. Passai una mezzora buona sdraiato sul pavimento del giardino, cercando le forze per portarmi dentro casa. Molto lentamente, e tirando giù Santi sconosciuti persino a Frate Indovino, riuscii nell’intento. Da quel giorno muscoril e voltaren divennero una scorta necessaria, fino all’operazione. Ero solo temporaneamente, il peggio che mi sarebbe potuto capitare era di starmene sdraiato fino a che Ale non fosse tornata a casa. Anche in quel caso non avevo il telefono vicino. Una vecchia pubblicità diceva che una telefonata allunga la vita. Verissimo.

La natura è disinteressata ai destini dell’uomo. Soffre, e per questo a volte si ribella, delle nostre opere. La sua potenza si manifesta sia generando che distruggendo. Sia con calamità indifferenti ai danni e ai lutti provocati, sia, andando contromano, germogliando in condizioni di difficoltà estrema. A metà Marzo vi avevo raccontato dei boccioli della gardenia che abbiamo in giardino. All’inizio di questa avventura la pianta si era appena svegliata dal letargo invernale e prometteva una fioritura generosa. Ma la gardenia è una pianta che promette e spesso non mantiene. I boccioli crescono, si inturgidiscono e – se le condizioni di acqua, sole e temperatura non sono perfette – cadono dalla pianta, senza aprirsi in un bianco virginale. Il loro destino è quasi sempre segnato. Abbiamo provato a proteggere la gardenia dagli assalti del gelo, della siccità, della troppa acqua e, soprattutto l’ho (prima persona singolare) fisicamente difesa dal pericolo della pallavolo domestica. Oggi, uscendo in giardino ho capito perchè ci tenevo cosi tanto. Il cerchio si sta chiudendo, tra pochi giorni saremo più liberi di uscire. E stavolta la gardenia ha mantenuto la sua promessa, uno dei boccioli è ora fiore aperto, bianco e profumato. La rosa, sua vicina, non è da meno. Lo prendo come auspicio, pur sapendo che domani la stessa natura potrebbe non essere cosi generosa.

La vita, peraltro, continua. Oltre il CoronaVirus. Sara, prossima maturanda con l’esame diversificato causa pandemia, si sta guardando intorno per capire cosa farà dopo. La passione per moda e costume la sta indirizzando verso il mondo delle Accademie. Ieri ha spedito un suo lavoro per una borsa di studio. Prima di inviarlo me lo ha raccontato. Nei disegni dei figurini che componevano la collezione, nei loro colori, nello stile, l’ho riconosciuta. La ricchezza interiore che c’è nelle scelte che ha fatto va oltre il risultato finale. Non so se i vestiti che disegna avranno successo e in fondo poco importa, magari cambierà idea e farà tutt’altro nella vita. Ma quella ricchezza le appartiene, qualunque cosa farà.

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