Giorno 53 – Primo Maggio

ore 16.00

Mezzanotte e undici minuti, tecnicamente era già primo Maggio. Di ritorno dal cinema 😊 ho visto un messaggio sulla chat Fratelli y Cognatos che ci unisce virtualmente ai fratelli di Alessandra. Il mio pusher di Prosecco,  l’ottimo Carlo Besazza di Mestre, e Annabella, cognati e amici, mi suggerivano uno spunto per il diario di oggi. Disclaimer. Se avete figli in età da scuole elementari, non leggete a voce alta.

Ci hanno raccontato del tema della conversazione a cena, ieri sera, con le figlie Emma e Carlotta. Sembra che abbiano confessato che, oramai da tempo, non credono più alla Fatina dei denti. E nemmeno a Babbo Natale. Sembra anche – le indagini sono in corso – che la perdita di questa prima innocenza sia dovuta a qualcuno dei cugini più grandi. Appena più grandi, sia chiaro. In una delle ultime occasioni nella quale sono stati insieme, a Natale, qualcuno di loro si è lasciato sfuggire, chissà quanto involontariamente – che Babbo Natale non esiste. Che dietro ai regali c’è la carta di credito di mamma e papà, oltre a qualche migliaio di messaggi preparatori nella suddetta chat per i regali che provengono dagli zii. Esiste una vita oltre a ciò che vediamo. Esiste sempre, al di la della nostra consapevolezza. I nostri figli parlano, si informano, crescono, maturano una loro visione del mondo, a volte critica. E fanno tutto questo senza di noi. O meglio, lo potrebbero fare anche senza di noi. Il loro ambiente, quello da cui assorbono è fatto anche da noi, forse principalmente, ma non solo. In questo caso i cugini hanno rotto questo incantesimo, ovviamente sarebbe stata solo questione di tempo e ci avrebbero pensato magari i compagni di classe. Noi rappresentiamo sempre meno nella loro vita, progressivamente il loro pensare si emancipa, prima lentamente, poi come una cascata. Il loro candore si trasforma et voilà, non sono più bambini. Fa parte della vita. Ora però, care Emma e Carlotta fate le brave. C’è ancora un cugino bordeline. Non spifferate tutto!

La discussione si è poi evoluta, sempre a cena, sulla befana. Che, certo, fa parte di quei personaggi a cui attribuivamo un significato particolare. La vecchina, mal vestita, che a cavallo di una scopa ci porta dei regali. O carbone nel caso ci fossimo comportati male. Carlo, che in quanto pusher di prosecco e promotore della felicità orizzontale (quella felicità che si ottiene in posizione orizzontale: o a causa dell’eccesso di alcool o per via della ginnastica da camera, cosi utile in  periodo di quarentena per smaltire le calorie in eccesso) ha creato una sorta di cortocircuito verbale tra la befana, nobile vecchina portatrice di gioia, e la altrettanto nobile professione più antica del mondo, dispensatrice alla stessa stregua di gioia e umana soddisfazione. (sono tutto sudato, mica facile ‘sto slalom dialettico).  Insomma, per farla semplice ha associato la Befana ad una puttana. De Andrè non avrebbe avuto da obiettare. Le due bimbe, pur con delle sfumature differenti, sembra avessero abbastanza chiaro cosa significasse l’epiteto usato dal padre. La conoscenza della vita e delle sue storture non dipende solo da come comunichiamo con i nostri figli. Sono esposti – scuola, amici, film, social… –  a tutti gli spifferi della rosa dei venti. Nessuno escluso. Loro sanno. Possiamo solo aiutarli a creare la loro personale capacità di dividere bene e male. Capacità che sarà diversa dalla nostra, siamo persone differenti! Ci piacerebbe che i nostri figli la pensassero come noi, su tutto. Ma è – appunto – un pensiero, un sogno irrealizzabile. Saranno prima o poi uomini e donne con un loro bagaglio di valori. A noi il compito di aiutarli a riempire quel fardello. Nel bene e nel male.

Da questa discussione è poi emersa, stavolta solo tra noi cognati, una storia davvero interessante. Un gruppo di transessuali che esercita sul litorale romano è letteralmente alla fame a causa della contrazione totale del loro giro di affari per via del virus. Pur aiutandosi tra loro, sono una ventina, non riescono a fare fronte alle esigenze quotidiane e, per ovvie ragioni, non sono soggetti che possano fare richiesta dei sussidi previsti dalle normative emergenziali. Il parroco delle zona di Torvaianica ha interessato il Vaticano che – senza battere ciglio – ha provveduto a sostenere questa comunità alternativa e discutibile. Un esempio bellissimo – a mio avviso – del concetto di carità cristiana. Sono gli ultimi, i diseredati, chi soffre, le Maddalene varie della società di oggi. Chi altro potrebbe essere soggetto di carità?  Bravo il Vaticano attraverso il suo elemosiniere, ma bravo soprattutto il parroco che si è fatto tramite. In certe periferie la solitudine, il degrado e il dolore vanno affrontati senza il filtro dei paramenti sacri. Don Gallo sarebbe stato fiero di questa storia: «I miei vangeli non sono quattro… Noi seguiamo da anni e anni il vangelo secondo Fabrizio De André, un cammino cioè in direzione ostinata e contraria. E possiamo confermarlo, constatarlo: dai diamanti non nasce niente, dal letame sbocciano i fiori.»

A proposito, buon Primo Maggio!

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