Giorno 54 – 2 Maggio

ore 17.00

Meno due giorni alla fase 2.

Le grandi aziende si stanno riorganizzando, distanza tra le scrivanie misurata, maniglie dei bagni sostituite acciocchè si riesca ad aprile senza usare le mani. Disponibilità di detegergenti e disinfettanti. Turni di presenza. Molti sono obblighi derivanti dalle condizioni contenute nei decreti del Governo per la riapertura, altre sono iniziative volte a migliorare la vita negli spazi comuni degli uffici al tempo del CoronaVirus. Certo, alcuni delle abitudini cambieranno radicalmente. Per accedere al mio piano, in ufficio, serve un ascensore, piuttosto piccolo. Massimo cinque persone, e strette. Prevedo l’uso massiccio delle scale. La consuetudine di prendersi un caffè nell’area ristoro – o per i meno pigri al bar davanti all’ufficio – potrebbe risentire del fatto che gli assembramenti non saranno consentiti. Prendersi il caffè stando a due metri dall’altro non la vedo un opzione percorribile. Riunioni di lavoro con le mascherine e rigorosamente a distanza di sicurezza saranno divertenti, bisogna vedere quanto efficaci. Nuove dinamiche sociali cercasi.

Questa fase due, devo ammettere, mi spaventa di più della fase uno. Quando ci siamo chiusi in casa era abbastanza chiaro come non ci fossero alternative realistiche, in assenza di terapie e vaccino. La crescita del numero dei contagi era cosi robusta, soprattutto in alcune aree, che sbarrare la porta di casa a doppia mandata è stata l’unica soluzione credibile. Ma di paura vera e propria, non ne abbiamo avuta. Preoccupazione, certo, ma non paura. Forse perchè nessuno dei miei parenti è stato colpito. Nella zona dove abitiamo non c’è stato un enorme numero di contagi. Sapevamo che stando in casa avremmo praticamente azzerato il rischio. Ora, da Lunedi, le cose cambiano. Possiamo uscire, con una maggiore flessibilità, pur sempre in presenza di validi motivi. Ne io ne Alessandra, peraltro, lavoriamo in aziende nelle quali la nostra presenza è richiesta di persona. Continueremo per ora a lavorare da casa. Ma – a sentire l’umore generale – lunedi c’è chi uscirà anche solo per avere il brivido di fare la coda in macchina sul Grande Raccordo Anulare – mi aspetto parecchio movimento. Non si tratterà più di andare solo al supermercato, mascherina indossata e igienizzante in tasca. Il virus non conosce fasi, e non sintonizza il suo tg sulle conferenze stampa di Conte. Si muove in libertà e da Lunedì ci saranno un sacco di potenziali soggetti pronti ad ospitarlo, generosamente, ponendo fino al periodo di ostracismo generalizzato al quale è stato sottoposto negli ultimi quasi due mesi. Ecco, devo ammettere che questo minore controllo della situazione mi spaventa un po’. Non mi sento del tutto pronto.

Nel frattempo stamattina sono andato a fare la spesa. Nulla di clamorosamente urgente, salvo la questione olio. La disponibilità di olio di qualità era già diminuta per via dalla crisi produttiva che ha colpito la maggior parte dei produttori italiani. Il nostro spacciatore si trovava in Sabina. Per anni, insieme a Carlo e Debora, abbiamo usato la scusa dell’approvigionamento annuale di olio per fare una bella passeggiata con annessa visita in una trattoria di eccezione. Da un paio d’anni, purtroppo, quell’olio fantastico non è stato più disponibile. Carlo aveva trovato un altro produttore fidato che abbiamo testato in questo periodo di chiusura, consumando però la scorta che avevamo fatto. I mercati contadini della zona, nei quali si trovano prodotti notevoli, sono in altri comuni, e stanti le regole attuali non possiamo andarci. Una decina di giorni fa’ – dopo un ventennio – avevamo quindi comprato un litro d’olio al supermercato, per sopravvivere fino alla fase due, nella quale contiamo di poter andare al mercato che sta appena fuori Ariccia, il sabato mattina. Ma abbiamo fatto i conti male, e stamattina ci siamo visti costretti a prenderne un altra bottiglia. Settimana prossima torneremo, speriamo, alle vecchie abitudini.

Continuano gli incidenti per chi appare in video durante lo smart working. Stavolta ad esserci incappato è un giovane giornalista spagnolo, in diretta da casa sua. Mentre parlava, alle sue spalle è passata una bella ragazza seminuda. Fin qui nulla di male, cose che succedono. Mentre uscivo dal bagno, oggi, fresco di doccia, con indosso solo l’asciugamano in vita, mi sono reso conto che Lorenzo stava facendo la sua videolezione di inglese. Non credo di essere finito nell’inquadratura, ma sarebbe potuto succedere. Nel caso del reporter spagnolo però (c’è sempre un però!) il problema è un altro. Sembrerebbe che la passante seminuda nel suo soggiorno non fosse la compagna del giovane, bensì una collega. Una estensione del concetto di smart working, direbbe qualcuno.

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